I limiti del Salva Casa confermati dalla giurisprudenza
Il Salva Casa non è un condono straordinario: è una modifica permanente del Testo Unico dell’Edilizia che agisce sulla disciplina ordinaria, allargando le tolleranze, semplificando la prova dello stato legittimo (art. 9-bis) e distinguendo i percorsi di sanatoria in base alla gravità dell’abuso.
Due anni di applicazione hanno chiarito dove la semplificazione si ferma. La giurisprudenza amministrativa ha respinto la lettura estensiva su tre fronti: le VePA non coprono le tettoie che generano volumetria, le tolleranze non coprono la nuova cubatura in prosecuzione di opere abusive, la doppia conformità piena dell’art. 36 sopravvive per gli abusi totali. Chi si affida al Salva Casa deve verificare la fascia di tolleranza applicabile, la data di ultimazione dell’intervento e la categoria dell’abuso prima di presentare qualsiasi istanza.
Le critiche politiche di chi vi ha letto un condono mascherato non hanno trovato conferma nell’applicazione giudiziaria, che ha invece ricondotto la norma dentro i binari dell’accertamento di conformità ordinario.
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