Salva Casa, le sanatorie edilizie ammesse e i limiti fissati dai giudici
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Salva Casa, le sanatorie edilizie ammesse e i limiti fissati dai giudici

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Cambio di destinazione d'uso e doppia conformità attenuata

Il Salva Casa semplifica le procedure per il cambio di destinazione d’uso intervenendo sull’art. 23-ter del DPR 380/2001, con il principio dell’indifferenza funzionale all’interno della stessa categoria: il passaggio da un uso all’altro, con o senza opere, è ammesso se entrambi appartengono alla medesima categoria funzionale e se sono rispettati gli strumenti urbanistici comunali. La liberalizzazione non è però generale: lo studio n. 39-2025/P del Consiglio Nazionale del Notariato chiarisce che il mutamento rimane soggetto a un preciso iter autorizzativo.

Sul fronte delle sanatorie, il decreto non elimina la doppia conformità: la rende asimmetrica e la circoscrive agli abusi minori. Il nuovo art. 36-bis del DPR 380/2001 ammette, per le difformità parziali, le variazioni essenziali e l’assenza di SCIA, una conformità attenuata, che richiede la conformità alla disciplina urbanistica vigente al momento della domanda e alla disciplina edilizia vigente all’epoca della realizzazione dell’opera. Entrambe le condizioni sono necessarie.

Per gli abusi realizzati in totale difformità o in assenza di permesso di costruire vale ancora l’art. 36, con la doppia conformità piena: l’opera deve essere conforme alle norme urbanistiche ed edilizie sia dell’epoca di realizzazione sia del momento della domanda. Il Consiglio di Stato (sent. n. 4845 del 17 giugno 2026) ha confermato che il Salva Casa ha inciso sulla doppia conformità solo dentro l’art. 36-bis, lasciandola intatta per l’art. 36, e ha escluso la sanatoria parziale in nome dell’unitarietà dell’abuso.

La sanatoria ex art. 36-bis passa per SCIA o permesso di costruire in sanatoria, con oblazione parametrata all’aumento di valore venale dell’immobile e possibilità di sanatoria condizionata all’esecuzione di opere prescritte dal Comune.

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