di Noemi Ricci
Anche nel 2025, il conto corrente si conferma uno strumento indispensabile per la gestione economica, sia personale sia professionale. Tuttavia, nonostante la sua centralità nella vita quotidiana, viene spesso sottovalutato nei dettagli contrattuali che determinano i costi reali sostenuti dai correntisti.
Le banche stanno modificando progressivamente la struttura dei costi, spostando l’onere economico da operazioni tradizionali come bonifici o prelievi verso voci più fisse e meno trasparenti, come i canoni mensili, le carte di pagamento o le soglie minime per mantenere i benefici promessi. In un mercato sempre più dinamico, valutare le condizioni applicate dalla propria banca diventa quindi una scelta strategica.
Secondo l’ultima analisi condotta da Altroconsumo, l’ICC – Indicatore dei Costi Complessivi, introdotto da Banca d’Italia per stimare il costo annuo di gestione del conto, ha registrato un incremento su tutti i profili di utenza: +17% per i giovani, +21% per le famiglie e +23% per i pensionati. Una crescita che si è verificata nonostante la riduzione di alcune commissioni operative, come i bonifici online o i prelievi da ATM di altri istituti, e che è stata trainata soprattutto dai rincari su canoni e carte. Analizziamo in dettaglio i vari aspetti dell’indagine.
- Conti correnti online: vantaggi evidenti, ma con costi sempre più variabili
- Carte di pagamento: oggi la voce di costo più onerosa
- Neobanche: digitali sì, ma non sempre più economiche
- Conti tradizionali allo sportello: meno convenienti, ma in lieve miglioramento
- Poste Italiane e Crédit Agricole: sconti mirati per famiglie e pensionati
- Le banche più costose: aumenti su canoni e operazioni allo sportello
- Conti correnti: perché confrontare (e rinegoziare) conviene sempre
- Strategie di risparmio: come scegliere il conto giusto per ogni profilo
