Tra Colleghi

Tra Colleghi è la newsletter di PMI.it dedicata ai lavoratori dipendenti. Ogni due settimane le novità del lavoro, spiegando in modo chiaro e concreto ciò che incide su diritti, sicurezza, stipendi e welfare.


03/03/2026

Tra colleghi – La pensione anticipata non c’è più (quasi)

Tra colleghi - La pensione anticipata non c'è più (quasi) Le novità dal mondo del lavoro per chi lavora ogni giorno
 
 
 
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Novità, diritti, sicurezza
 

Tra colleghi

Ciao,

in Italia si è a lungo parlato di pensioni anticipate come se fossero un diritto acquisito, un’opzione sempre disponibile. Quota 103, Opzione Donna, i vari schemi sperimentali che si sono succeduti anno dopo anno: ognuno aveva i suoi limiti, ma esistevano. Dal 1° gennaio 2026, quella stagione è finita.

La Legge di Bilancio 2026 ha scelto di non prorogarli. Nessuna proroga, nessuna versione modificata: semplicemente, non ci sono più. Per chi aveva programmato l’uscita anticipata dal lavoro contando su questi strumenti, è una notizia che cambia tutto. Per chi è ancora lontano dalla pensione, è un segnale chiaro sulla direzione in cui si sta andando.

In questo numero proviamo a spiegare cosa è rimasto, chi è davvero colpito e come orientarsi adesso. Come sempre, senza tecnicismi: solo quello che serve sapere.

Buona lettura!

Pensioni 2026: cosa è sparito e cosa è rimasto davvero

Per anni, chi lavorava con l’obiettivo di uscire prima dei 67 anni aveva a disposizione una serie di strumenti: Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale, pensione anticipata contributiva. Strumenti diversi, con requisiti diversi, ma che nel loro insieme disegnavano un sistema abbastanza flessibile. Dal 2026, quel sistema si è semplificato — nel senso che si è ristretto.

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) ha deciso di non prorogare due dei canali più usati per l’uscita anticipata: Quota 103 e Opzione Donna. Non sono stati modificati, non sono stati resi più selettivi: sono stati semplicemente lasciati scadere.

Cosa è sparito

Quota 103: la fine di un esperimento

Quota 103 consentiva di andare in pensione con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Era stata introdotta come alternativa alla Legge Fornero e, seppur con molti limiti (il calcolo interamente contributivo, il tetto sull’assegno massimo), aveva dato a molti lavoratori una via d’uscita anticipata rispetto ai 67 anni ordinari.

Nel 2025 era rimasta attiva ma pesantemente limitata: la pensione veniva calcolata col metodo contributivo puro e non poteva superare quattro volte il trattamento minimo INPS (circa 2.400 euro lordi mensili). Il risultato? Pochissime adesioni — circa 15.000 secondo i dati INPS — a fronte di una platea molto più ampia di potenziali beneficiari. Troppo poco conveniente per chi aveva una pensione attesa elevata.

Dal 1° gennaio 2026 Quota 103 non esiste più. Chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 conserva il diritto di accedere alla prestazione anche successivamente. Ma chi non aveva ancora raggiunto 62 anni e 41 anni di contributi a fine 2025 non potrà più usare questo canale.

Opzione Donna: confermata solo per il passato

Opzione Donna era uno strumento riservato alle lavoratrici: permetteva di andare in pensione anticipata accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno (che in molti casi significava una pensione sensibilmente più bassa). I requisiti erano 35 anni di contributi e un’età minima che, nel 2024, era fissata a 61 anni.

Anche Opzione Donna non è stata prorogata. Le lavoratrici che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 mantengono il diritto di accedere alla prestazione anche in seguito. Ma per chi non aveva ancora raggiunto quell’obiettivo a fine 2024, la misura non è più disponibile.

In sintesi: per Quota 103 la data-chiave è il 31 dicembre 2025; per Opzione Donna è il 31 dicembre 2024. Chi rientra in queste finestre conserva il diritto — anche se non è ancora andato in pensione.

Cosa è rimasto

Eliminati i due canali più discussi degli ultimi anni, il quadro pensionistico 2026 si regge su quattro pilastri.

1. Pensione di vecchiaia

È la pensione ordinaria, quella che non cambia. Nel 2026 si accede con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. L’assegno viene calcolato in base al metodo contributivo (per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996) o misto.

Attenzione: dal 2027 l’età pensionabile salirà a 67 anni e un mese, poi a 67 anni e tre mesi nel 2028. Non è un aumento improvviso — il Governo ha scelto di diluirlo su due anni — ma è una tendenza destinata a continuare con gli adeguamenti all’aspettativa di vita.

2. Pensione anticipata

Chi ha accumulato molti contributi può uscire prima dei 67 anni a prescindere dall’età. Nel 2026 i requisiti sono:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne

Anche qui, dal 2027 i requisiti contributivi aumenteranno di un mese (poi di altri due nel 2028). Per chi è prossimo a questi traguardi, ogni mese conta.

Un dettaglio importante: tra la maturazione dei requisiti e il primo assegno passano comunque 7 mesi (dipendenti privati e autonomi) o 9 mesi (dipendenti pubblici). Chi matura i requisiti in gennaio non riceve la pensione il mese dopo.

3. APE Sociale (prorogata al 31 dicembre 2026)

L’APE Sociale è rimasta, ma solo per categorie specifiche di lavoratori in difficoltà. Permette di uscire a 63 anni e 5 mesi con almeno 30-36 anni di contributi, ed è riservata a:

  • Lavoratori disoccupati da almeno 3 mesi che hanno esaurito ogni ammortizzatore sociale
  • Chi assiste da almeno 6 mesi un familiare convivente con disabilità grave
  • Lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%
  • Addetti a lavori gravosi o usuranti (es. edilizia, logistica pesante, assistenza notturna)

Non è una misura per tutti, ma per chi rientra nelle categorie previste è uno dei pochi canali rimasti per uscire anticipatamente senza aspettare i 67 anni.

4. Pensione anticipata per i lavoratori precoci

Chi ha iniziato a versare contributi prima dei 19 anni può accedere con 41 anni di contributi a prescindere dall’età (invece dei 42 anni e 10 mesi ordinari). Anche qui è necessario appartenere a una delle categorie protette dell’APE Sociale.

 

Chi è davvero colpito e chi no

La domanda che si fanno in molti è: questa stretta mi riguarda? Dipende da dove ci si trovava a fine 2025 e da cosa si stava pianificando.

Chi non cambia niente. Chi aveva già maturato i requisiti di Quota 103 entro il 31 dicembre 2025 (o di Opzione Donna entro il 31 dicembre 2024) mantiene il diritto di accedere alla pensione anche in futuro. Non è obbligatorio andare in pensione subito: il diritto rimane.

Chi si trova in una situazione difficile. Chi aveva programmato l’uscita anticipata e non aveva ancora completato i requisiti a fine 2025 si trova oggi senza quella strada. Dovrà aspettare i 67 anni, salvo rientrare nell’APE Sociale o maturare i requisiti per la pensione anticipata contributiva. Per esempio: una lavoratrice che avrebbe raggiunto 62 anni e 41 di contributi nel marzo 2026 non può più usare Quota 103.

I lavoratori vicini alla soglia ordinaria. Per chi è prossimo ai 67 anni la situazione non cambia in modo sostanziale, con i piccoli aggiustamenti che scatteranno dal 2027.

Cosa fare adesso

  • Verifica il tuo estratto conto previdenziale su MyINPS. Lì trovi tutti i tuoi anni di contributi accreditati e una stima dell’assegno futuro.
  • Controlla se avevi maturato i requisiti entro le date-chiave. Se hai dubbi, contatta un patronato (CAF, ACLI, INCA) che può fare una simulazione gratuita.
  • Se lavori in settori gravosi, verifica se rientri nell’APE Sociale. La lista dei lavori considerati “gravosi” è aggiornata ogni anno.
  • Non agire di fretta. Pochi mesi di differenza possono significare diversi euro al mese per tutta la vita.

Il sistema pensionistico italiano sta diventando progressivamente più rigido. È un cambiamento reale che richiede pianificazione: capire dove si è e quali opzioni restano non è una cosa da rimandare.

📰 Notizie per chi lavora

🔔 Modello RED pensioni: c’è tempo fino al 30 marzo (ma muoviti)

Se sei pensionato e ricevi prestazioni collegate al reddito — come la quattordicesima, l’integrazione al minimo o la maggiorazione sociale — potresti essere obbligato a presentare il Modello RED. La scadenza ordinaria era il 28 febbraio, ma secondo CAF e patronati l’INPS avrebbe concesso una proroga al 30 marzo 2026 (al momento non ancora formalizzata). Chi non invia rischia la sospensione della prestazione entro 60 giorni, poi la revoca definitiva. Puoi farlo online tramite MyINPS con SPID, oppure rivolgendoti gratuitamente a un CAF o patronato.

➡️ Chi deve presentarlo e come inviarlo

📄 730 precompilato 2026: i modelli sono pronti, si parte dal 30 aprile

L’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli ufficiali il 27 febbraio. Dal 30 aprile dipendenti e pensionati possono accedere alla propria dichiarazione precompilata con SPID, CIE o CNS. Quest’anno alcune voci cambiano: le detrazioni per i figli si applicano solo fino ai 30 anni, chi supera i 75.000 euro troverà le detrazioni al 19% già ridotte, e chi ha ceduto criptovalute dal 2025 deve dichiarare tutte le plusvalenze (niente più soglia di esenzione da 2.000 euro). La scadenza è il 30 settembre, ma chi invia entro giugno riceve il rimborso già in busta paga tra luglio e settembre.

➡️ Tutto sulla precompilata 2026 in 10 passi

💼 Rinnovo CCNL enti locali: arrivano arretrati e +136 euro al mese

Firmato il rinnovo del contratto collettivo per le Funzioni Locali 2022-2024: riguarda circa 430.000 dipendenti di Comuni, Province, Città metropolitane e Camere di commercio. L’aumento medio è di 136,76 euro lordi mensili su tredici mensilità (circa 140 euro con il trattamento accessorio). Gli arretrati del triennio saranno liquidati nei cedolini successivi alla registrazione del contratto. Il rinnovo introduce anche la settimana corta sperimentale su quattro giorni e il buono pasto per chi lavora in smart working.

➡️ Tutti i dettagli sugli aumenti e sugli arretrati