Spread del mutuo e tasso applicato dalla banca
Nel linguaggio dei mutui, lo spread indica la maggiorazione che la banca aggiunge al parametro di riferimento per determinare il tasso applicato al finanziamento. Nei mutui a tasso variabile il parametro è di regola l’Euribor, mentre nei mutui a tasso fisso il riferimento è l’IRS. Il tasso finale nasce quindi dalla somma tra indice di mercato e spread fissato nel contratto.
Come si forma il tasso del mutuo
Lo spread viene definito al momento dell’offerta e rappresenta la componente con cui la banca remunera il credito concesso, tenendo conto del profilo del cliente, della durata del finanziamento, del valore dell’immobile e delle condizioni commerciali applicate. Se, per esempio, un mutuo variabile è indicizzato a un Euribor dello 0,50% e lo spread applicato è pari all’1,20%, il tasso nominale del mutuo sarà dell’1,70%.
Lo spread nel confronto tra offerte
Nel confronto tra due proposte, lo spread aiuta a capire quanto la banca stia caricando il prezzo del finanziamento oltre il parametro di mercato. Da solo, però, non basta. Un’offerta con spread più basso può risultare meno favorevole se accompagnata da spese più alte o da un TAEG meno competitivo. Per questo va letto insieme al quadro aggiornato dei tassi dei mutui e al costo complessivo dell’operazione.
Spread bancario nel quadro dei criteri di scelta mutuo
Chi sceglie un mutuo farebbe bene a usare lo spread come indicatore utile ma senza trasformarlo nell’unico criterio di scelta. Contano anche durata, rata, spese di istruttoria, perizia, polizze richieste e sostenibilità del piano di rimborso. La lettura corretta resta quindi quella d’insieme: tasso di riferimento, spread, TAEG e costo finale del mutuo.
