Default: come è cambiata la definizione
Con il termine default si intende lo stato di inadempienza di un’obbligazione verso la banca.
Le regole UE prevedono che l’istituto di credito classifichi automaticamente l’esposizione in “default” (inadempienza) se viene superata la soglia di rilevanza tenuto conto dell’importo complessivo delle esposizioni del debitore nei confronti della banca stessa. Lo stato di default si verifica quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
- la banca giudica improbabile il recupero del credito senza l’escussione delle garanzie;
- il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni su una certa esposizione.
In caso di default dell’azienda, le banche avviano azioni a tutela dei propri crediti, secondo quanto richiesto dalle disposizioni di vigilanza europee.
Ad oggi, un arretrato di pagamento superiore a 100 euro per privati e PMI o 500 euro per le altre imprese, dopo tre mesi genera la classificazione a default se rappresenta più dell’1% del totale delle esposizioni verso il Gruppo Bancario.
Ricadere in tale fattispecie penalizza la possibilità di ottenere ulteriore credito, tanto per il cliente quanto per eventuali cointestatari.
Resta quindi fondamentale la conoscenza delle regole da parte delle imprese, così come rispettare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente: solo in questo modo si può evitare di essere classificate in default anche per rate non pagate di piccolo importo.
