Cedolare secca sugli affitti: quando conviene
La cedolare secca non si valuta solo confrontando l’aliquota con quella IRPEF. La scelta va letta insieme agli effetti che produce sul contratto, sulla dichiarazione dei redditi e, in alcuni casi, anche sull’accesso a prestazioni collegate al reddito complessivo. I principali elementi da considerare sono questi:
- il locatore rinuncia, per tutta la durata dell’opzione, a qualsiasi aggiornamento del canone, compresa la variazione ISTAT;
- l’imposta sostitutiva si applica al canone di locazione secondo le regole proprie della cedolare secca, mentre nel regime ordinario il reddito fondiario segue un diverso criterio di determinazione;
- il reddito assoggettato a cedolare è escluso dal reddito complessivo IRPEF;
- su quel reddito e sulla relativa imposta sostitutiva non si applicano, rispettivamente, oneri deducibili e detrazioni come nel regime ordinario;
- il reddito assoggettato a cedolare rileva comunque ai fini della verifica di requisiti reddituali collegati, per esempio, all’ISEE o alla spettanza di benefici fiscali e familiari.
La convenienza, quindi, va misurata sul caso concreto. Pesano il livello di reddito del locatore, la durata del contratto, la possibilità di rinunciare agli aumenti del canone e gli effetti che il reddito da locazione può avere su agevolazioni, detrazioni e indicatori collegati alla situazione economica del nucleo familiare.
