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Novità, diritti, sicurezza
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Tra colleghi
Ciao,
dal 1977 in poi l’Italia ha sempre e solo tolto feste dal calendario. Quell’anno, in piena crisi energetica, una legge cancellò diverse ricorrenze per recuperare giornate di produttività, e tra le vittime finì anche il 4 ottobre, la festa di San Francesco d’Assisi, che era giorno festivo nazionale dal 1939.
Quasi mezzo secolo dopo il calendario torna indietro: dal 2026 il 4 ottobre è di nuovo festa nazionale a tutti gli effetti, come il 25 aprile o il 1° maggio. Per trovare l’ultima volta che una festività è stata aggiunta invece che tolta bisogna risalire a decenni fa.
C’è però un dettaglio curioso, perché quest’anno il 4 ottobre cade di domenica. Il giorno libero in più, quindi, non lo vedrà nessuno, mentre nella busta paga di ottobre dovrebbe comparire una voce che vale la pena conoscere.
Buona lettura!
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Da dove arriva questa festa
La novità è stata introdotta dalla Legge 8 ottobre 2025, n. 151, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 ottobre 2025 e in vigore dal 1° gennaio 2026. La legge istituisce la “Festa Nazionale di San Francesco d’Assisi” e la inserisce nell’elenco ufficiale dei giorni festivi previsto dalla Legge 260/1949, lo stesso che contiene Natale, Ferragosto, il 25 aprile e tutte le altre feste che conosciamo.
La data scelta ha un motivo preciso: nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia. E come dicevamo si tratta di un ritorno più che di una novità, visto che il 4 ottobre era già stato festa nazionale per quasi quarant’anni prima del taglio del 1977.
Per completezza, la stessa giornata resta anche “solennità civile” dedicata alla pace e al dialogo, in onore di Santa Caterina da Siena, compatrona d’Italia. Gli effetti concreti su scuole, uffici e buste paga arrivano comunque dalla qualifica di festa nazionale.
Cosa significa “festa nazionale” per chi lavora
Quando un giorno entra nell’elenco delle festività, per chi lavora valgono le regole di tutte le altre feste: il diritto ad astenersi dal lavoro con retribuzione piena, la chiusura di scuole e uffici pubblici e, per chi invece quel giorno lavora perché fa turni in ospedale, sta dietro un bancone o guida un autobus, il diritto alla maggiorazione prevista dal proprio contratto collettivo, che di solito va dal 20% al 60% in più sulle ore lavorate.
Nel 2026, come dicevamo, tutto questo si intreccia con un calendario particolare.
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Il primo anno la festa cade di domenica
Nel 2026 il 4 ottobre è una domenica, cioè un giorno in cui la maggior parte dei lavoratori non avrebbe lavorato comunque. La legge ha previsto da tempo questa situazione: quando una festività coincide con la domenica, il lavoratore matura il diritto a una retribuzione aggiuntiva, quella che in busta paga si chiama festività non goduta.
Il ragionamento dietro la norma è che, se la festa fosse caduta in un giorno feriale, avresti avuto un giorno di riposo in più a parità di stipendio. Siccome quel riposo non c’è stato, ti viene riconosciuto il suo valore in denaro.
Quanto vale lo stabilisce il tuo contratto collettivo, anche se la formula più diffusa per chi ha lo stipendio mensilizzato è 1/26 della retribuzione mensile. Con una retribuzione lorda di 1.820 euro al mese, per fare un esempio concreto, la quota vale circa 70 euro lordi, su cui si pagano regolarmente contributi e tasse come sul resto dello stipendio.
La voce dovrebbe comparire nel cedolino di ottobre e scatta in automatico, senza bisogno di fare domanda.
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E chi quel giorno lavora davvero?
Chi domenica 4 ottobre sarà regolarmente al lavoro cumula i trattamenti: la retribuzione per le ore lavorate con la maggiorazione festiva prevista dal CCNL, e in aggiunta la quota per la festività coincidente con la domenica, che spetta anche a chi quel giorno lavora godendo del riposo compensativo in un altro giorno della settimana.
I dettagli, dalle percentuali di maggiorazione alle modalità di calcolo, cambiano da contratto a contratto, quindi se lavori su turni vale la pena dare un’occhiata a come il tuo CCNL tratta il lavoro festivo domenicale.
Se San Francesco è già il tuo patrono
C’è poi una situazione che riguarda i lavoratori dei comuni dove il 4 ottobre è già festa del santo patrono. Fino al 2025 quel giorno era festivo “locale” per effetto del patrono, mentre dal 2026 diventa festivo “nazionale” per legge, e le due cose non si sommano automaticamente: salvo previsioni particolari del CCNL, l’azienda può concordare lo spostamento della festa del patrono in un altro giorno dell’anno oppure riconoscere il trattamento della festività non goduta.
Se ti riguarda, la cosa più sensata è chiedere per tempo all’ufficio del personale come verrà gestita la doppia ricorrenza, perché chiarirsi prima evita discussioni dopo.
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Dal 2027 si riposa davvero
La prima vera edizione della festa, intesa come giorno libero, arriverà l’anno prossimo: nel 2027 il 4 ottobre cade di lunedì, con weekend lungo garantito e, per chi lavora su settimana corta, il primo assaggio concreto della festività ritrovata.
Nel frattempo una curiosità: l’autunno 2026 di festività non godute ne regala addirittura due, perché anche il 1° novembre, Ognissanti, quest’anno cade di domenica. Tra il cedolino di ottobre e quello di novembre le voci aggiuntive da cercare sono quindi due.
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Cosa fare adesso
- Controlla il cedolino di ottobre: cerca la voce “festività non goduta” (o simile, perché ogni software paghe la chiama a modo suo) riferita al 4 ottobre.
- Verifica il tuo CCNL: è lì che trovi la misura esatta della quota e le regole per il lavoro festivo.
- Se lavori su turni: accertati che per domenica 4 ottobre ti vengano riconosciute sia la maggiorazione festiva sia la quota aggiuntiva.
- Se il 4 ottobre era già il tuo patrono: chiedi all’azienda come gestirà la doppia ricorrenza, tra spostamento della festa e pagamento.
- Segna anche il 1° novembre: stessa situazione, stessa voce da cercare nel cedolino successivo.
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