Tra Colleghi

Tra Colleghi è la newsletter di PMI.it dedicata ai lavoratori dipendenti. Ogni due settimane le novità del lavoro, spiegando in modo chiaro e concreto ciò che incide su diritti, sicurezza, stipendi e welfare.


31/03/2026

Tra colleghi – Malattia: chi paga, fino a quando e cosa rischi davvero

Tra colleghi – Malattia: chi paga, fino a quando e cosa rischi davvero Le novità dal mondo del lavoro per chi lavora ogni giorno
 
 
 
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Novità, diritti, sicurezza
 

Tra colleghi

Ciao,

ci ammaliamo tutti. Ma pochissimi sanno davvero cosa succede — dal punto di vista economico e legale — nel momento in cui il medico firma il certificato e noi rimaniamo a casa.

Chi paga quei giorni? Quanto arriva in busta paga? Fino a quando sei al sicuro dal licenziamento? E se bussa la visita fiscale, cosa devi fare?

Sono domande che sembrano banali finché non servono davvero. Questo numero le risponde una per una, con i numeri giusti e senza giri di parole.

Buona lettura!

Malattia: chi paga, fino a quando e cosa rischi davvero

Quando ti ammali e resti a casa, il tuo stipendio non si azzera — ma non rimane uguale a prima. Quello che ricevi dipende da tre variabili: quanti giorni sei assente, il tuo contratto collettivo e se lavori nel settore pubblico o privato. Vediamo come funziona davvero.

I primi tre giorni: la carenza

I primi tre giorni di malattia si chiamano “periodo di carenza” e sono a carico del datore di lavoro, non dell’INPS. In molti contratti collettivi il datore è obbligato a pagarli al 100% della retribuzione — quindi non perdi nulla. Ma non è sempre così: in alcuni CCNL la copertura è parziale, e in altri ancora il datore non è tenuto a integrare niente al di là di quanto previsto dal contratto.

Vale la pena verificare cosa dice il proprio CCNL su questo punto, perché la differenza può essere significativa soprattutto per malattie brevi e frequenti.

Caso particolare — la ricaduta: se ti riammali della stessa patologia entro 30 giorni dalla guarigione, la malattia si considera una continuazione di quella precedente. Niente nuovo periodo di carenza: l’INPS interviene già dal primo giorno.

Dal quarto giorno in poi: entra l’INPS

A partire dal quarto giorno di malattia scatta l’indennità dell’INPS. Le percentuali sono fisse per legge:

  • Dal 4° al 20° giorno: il 50% della retribuzione media giornaliera
  • Dal 21° giorno in poi: il 66,66% della retribuzione media giornaliera

La retribuzione media giornaliera si calcola sulla busta paga del mese precedente l’inizio della malattia. In pratica, se guadagni 1.800 euro lordi al mese, la tua indennità base INPS sarà intorno a 900 euro lordi per i primi 20 giorni indennizzabili, e circa 1.200 dal ventunesimo in poi.

L’INPS non ti paga direttamente: è il datore di lavoro che anticipa l’importo in busta paga per conto dell’istituto, e poi lo recupera tramite conguaglio contributivo.

Il ruolo del CCNL: quanto ti integra il datore

Il 50% o il 66,66% dell’INPS, da solo, è spesso insufficiente. Ed è per questo che quasi tutti i contratti collettivi obbligano il datore di lavoro a integrare la differenza, portando la copertura al 100% della retribuzione — almeno per un certo periodo.

Ogni CCNL stabilisce le sue regole, ma il meccanismo è sempre lo stesso: il datore calcola quanto avresti guadagnato lavorando normalmente, confronta con l’indennità INPS e versa la differenza di tasca propria. Il risultato, nella maggior parte dei contratti più diffusi, è che per le malattie brevi non perdi quasi nulla in busta paga.

Fanno eccezione alcuni contratti di settori più deboli, dove l’integrazione è parziale o limitata nel tempo. Se non lo sai già, è utile verificarlo prima di ammalarsi — non dopo.

Il comporto: quando rischi il posto

La legge ti garantisce il posto di lavoro durante la malattia — ma solo fino a un certo punto. Quel limite si chiama periodo di comporto: è il numero massimo di giorni di assenza per malattia che il datore di lavoro è obbligato a tollerare prima di poter procedere al licenziamento.

La durata del comporto non è fissata dalla legge ma dai contratti collettivi, e varia in base a settore e anzianità di servizio. Nella maggior parte dei CCNL industriali si aggira tra i 6 e i 12 mesi, ma le regole cambiano da contratto a contratto.

Ci sono due tipi di comporto:

  • Comporto secco: si conta un singolo episodio continuativo di malattia. Si supera il limite solo se resti a casa ininterrottamente per troppo tempo.
  • Comporto per sommatoria: si sommano tutti i giorni di malattia in un arco di tempo definito (solitamente 12 o 36 mesi), anche se si tratta di episodi diversi e non consecutivi. Questo è il tipo che sorprende di più: chi si ammala spesso per periodi brevi può superare il comporto senza accorgersene.

Attenzione: superare il comporto non significa licenziamento automatico. Il datore deve comunque intimare il licenziamento formalmente. Ma a quel punto ha il diritto di farlo per giustificato motivo oggettivo, anche se sei ancora malato. Vale la pena monitorare il proprio saldo con l’ufficio HR se si ha un’alta frequenza di assenze.

La visita fiscale: quando arriva e cosa devi fare

Durante la malattia potresti ricevere una visita di controllo domiciliare — la cosiddetta visita fiscale. Può essere disposta dal datore di lavoro tramite l’INPS, oppure dall’INPS stesso in autonomia.

Le fasce orarie di reperibilità sono uguali per tutti i giorni indicati nel certificato, compresi sabati, domeniche e festivi:

  • Dalle 10:00 alle 12:00
  • Dalle 17:00 alle 19:00

Se non sei in casa durante queste fasce senza un motivo valido, rischi la perdita parziale o totale dell’indennità per quel periodo. Le eccezioni esistono: chi è in day hospital, chi ha patologie gravi con terapie salvavita o invalidità riconosciuta superiore al 67% non è tenuto alla reperibilità nelle stesse fasce.

Se sei assente perché devi fare accertamenti o cure, è sempre meglio documentarlo. In caso di assenza ingiustificata a una prima visita il medico lascia un verbale; alla terza assenza ingiustificata l’INPS interrompe l’indennità.

L’indennità dura al massimo 180 giorni

L’INPS eroga l’indennità di malattia per un massimo di 180 giorni per anno solare. Il conteggio comprende tutti gli episodi di malattia dell’anno, anche se distinti e per patologie diverse. Chi supera quella soglia perde il diritto all’indennità per il resto dell’anno — anche se il comporto contrattuale non è ancora esaurito.

Per i dipendenti pubblici le regole sono più favorevoli: la malattia viene coperta per 18 mesi, con retribuzione al 100% per i primi 9 mesi e percentuali ridotte per i successivi 9.

Cosa fare in pratica appena ti ammali

 

  • Contatta il medico curante il prima possibile. È lui a trasmettere il certificato all’INPS in via telematica. Non devi fare nulla per l’invio — ma devi assicurarti che venga emesso il giorno di inizio malattia o al massimo il giorno successivo.
  • Comunica l’assenza al datore di lavoro. Basta una comunicazione tempestiva (telefono, email, messaggio secondo le procedure aziendali). Se il datore lo richiede, puoi fornire il numero di protocollo del certificato.
  • Verifica l’indirizzo di reperibilità. Se sei a casa di qualcun altro durante la malattia, devi comunicarlo al medico che redige il certificato. La visita fiscale arriva all’indirizzo indicato nel certificato, non alla tua residenza anagrafica.
  • Controlla il tuo CCNL. Quanti giorni copre al 100%? Com’è calcolato il comporto? Sono informazioni che conviene conoscere a mente fredda.
  • Monitora il saldo annuale. Se sei spesso assente per malattia, tieni d’occhio il totale dei giorni nell’anno solare — sia per il limite INPS dei 180 giorni, sia per il comporto per sommatoria del tuo contratto.

La malattia è un diritto, non un favore. Ma come tutti i diritti, funziona meglio quando lo si conosce prima di averne bisogno.

📰 Notizie per chi lavora

📉 Pensioni anticipate in calo del 10%: i dati INPS confermano la stretta

Nel 2025 le pensioni anticipate sono scese a 202.708, quasi 22.000 in meno rispetto all’anno precedente (-10%). Le pensioni di vecchiaia calano meno, e il rapporto si sposta: da 81 pensioni anticipate ogni 100 vecchiaie nel 2024 si passa a 76 nel 2025. Quota 103 e Opzione Donna non producono più nuovi diritti dal 2026, e le uscite flessibili rimangono accessibili solo attraverso canali molto selettivi: pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 per le donne), APE Sociale, precoci e usuranti. Il sistema spinge sempre più verso la vecchiaia ordinaria — e i numeri lo certificano.

➡️ Tutti i dati INPS sui flussi di pensionamento 2025

⚖️ Malattie simulate: la Cassazione dice che il certificato medico non è intoccabile

Con la sentenza n. 1161 del 20 gennaio 2026, la Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore con 136 episodi di malattia in tre anni, quasi sempre di uno o due giorni, quasi sempre vicini a riposi, ferie o turni pesanti. La Corte chiarisce un principio importante: il certificato medico non è una prova inattaccabile. Il giudice può valutare il contesto complessivo — frequenza, durata, collocazione temporale, impatto sull’organizzazione — e concludere che le assenze siano colpose o simulate, configurando lo scarso rendimento. In quel caso il licenziamento disciplinare è legittimo, senza bisogno di aspettare il superamento del comporto.

➡️ La sentenza e cosa cambia per lavoratori e aziende

🌍 Rientri dall’estero: dal 2027 stop al cumulo tra regime impatriati e neo-residenti

Il Decreto Fiscale 2026 (DL 38/2026) chiude un vuoto normativo aperto dal 2024: dal periodo d’imposta 2027 non sarà più possibile cumulare il regime degli impatriati con quello dei neo-residenti. I due strumenti funzionano in modo diverso — il primo riduce il reddito di lavoro prodotto in Italia (al 50%, o al 40% con figli minorenni), il secondo sostituisce l’IRPEF sui redditi esteri con un’imposta forfetaria — ma d’ora in poi bisognerà scegliere uno solo. Chi trasferisce la residenza in Italia entro il 2026 resta fuori dalla nuova regola. Dal 2027 la scelta dovrà essere fatta con più attenzione, considerando la natura dei redditi e la propria situazione specifica.

➡️ Come cambia il quadro per chi rientra o si trasferisce in Italia