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Novità, diritti, sicurezza
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Tra colleghi
Ciao,
questo è l’ultimo numero prima della pausa estiva: Tra Colleghi va in ferie anche lei, e ci ritroviamo il 1° settembre. Ma prima di salutarci, parliamo proprio di questo: delle ferie. Non del diritto ad averle — di quello abbiamo già parlato a giugno — ma di una domanda molto più terra terra che quasi nessuno si fa finché non apre il cedolino: come ti pagano, esattamente, mentre sei in vacanza?
Perché la busta paga di agosto è una busta paga strana. Ci sono le ferie, c’è Ferragosto (che quest’anno cade di sabato, e vedremo che non è un dettaglio), c’è magari la chiusura aziendale decisa da altri. E ci sono un paio di regole — arrivate dall’Europa e confermate più volte dalla Cassazione — che potrebbero valere soldi veri, soprattutto se il tuo stipendio ha voci variabili.
Cinque minuti di lettura, da consumare anche sotto l’ombrellone. Poi telefono giù e buone vacanze davvero.
Buona lettura!
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La busta paga di agosto: come ti pagano davvero le ferie
C’è un’idea diffusa, e sbagliata, secondo cui le ferie sarebbero una specie di gentile concessione economica: “tanto ti pagano lo stesso, di cosa ti lamenti?”. La realtà giuridica è più interessante. Le ferie retribuite sono un diritto costituzionale (articolo 36 della Costituzione, lo stesso che parla della retribuzione “proporzionata e sufficiente”), e il modo in cui vengono pagate non è lasciato alla fantasia dell’azienda. Anzi: negli ultimi anni i giudici hanno messo dei paletti molto precisi. Vediamoli.
Regola numero uno: in ferie devi guadagnare come quando lavori
Sembra ovvio, ma non lo è. Il principio, di origine europea e ormai consolidato anche dalla nostra Cassazione, dice questo: durante le ferie il lavoratore deve percepire una retribuzione equivalente a quella dei periodi di lavoro. Il motivo è quasi psicologico: se andare in vacanza ti costasse dei soldi, saresti tentato di non andarci — e questo svuoterebbe il diritto al riposo.
La conseguenza pratica è enorme per chi ha una busta paga con voci variabili. La giurisprudenza recente ha stabilito che nella retribuzione feriale vanno incluse anche le indennità variabili percepite con continuità e legate alle mansioni svolte: indennità di turno, di trasferta abituale, incentivi collegati all’attività ordinaria. Casi concreti sono arrivati fino in Cassazione soprattutto dal mondo dei trasporti — macchinisti che in ferie si vedevano sparire le indennità di condotta — e i giudici hanno dato loro ragione. La Corte è arrivata a includere nel conto perfino il valore dei ticket mensa, quando sono corrisposti stabilmente.
Attenzione: non significa che tutto vada pagato anche in ferie. Restano fuori i rimborsi di spese effettive e i compensi davvero occasionali. Il criterio è la continuità: se una voce compare in busta paga tutti i mesi ed è legata al tuo lavoro ordinario, in linea di principio deve esserci anche nel mese in cui riposi. Se noti che la tua busta paga di agosto è sistematicamente più leggera di quella di un mese normale, e la differenza sta proprio in queste voci, è una cosa che vale la pena far verificare a un sindacato o a un patronato.
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Regola numero due: le ferie non "mangiano" le festività
Piccola regola preziosa che in pochi conoscono: se sei in ferie in un periodo che comprende una festività, quel giorno non ti viene scalato dal monte ferie. La festività resta festività: viene retribuita come tale, e il tuo contatore di giorni di ferie non la conta. Se stai via due settimane a cavallo di Ferragosto, insomma, il 15 agosto non è un giorno di ferie consumato.
Il caso dell’anno: Ferragosto cade di sabato
E qui arriviamo alla particolarità del 2026. Quest’anno il 15 agosto è un sabato, e questo cambia le carte in tavola a seconda di com’è organizzata la tua settimana lavorativa. Gli scenari sono tre.
Se per te il sabato è un normale giorno lavorativo (commercio, turismo, turnisti, tanti settori dei servizi): nessun dubbio, è una festività piena. Stai a casa e la giornata ti viene retribuita normalmente. E se invece lavori, oltre alla paga ti spetta la maggiorazione per lavoro festivo prevista dal tuo CCNL — in genere tra il 20% e il 60% in più sulla paga oraria, a seconda del contratto.
Se fai la “settimana corta”, dal lunedì al venerdì, il sabato per te è già un giorno di riposo — e la festività, di fatto, te la perdi. Qui il trattamento dipende dal contratto collettivo: alcuni CCNL equiparano il sabato festivo alla domenica festiva, riconoscendo una quota retributiva aggiuntiva (tipicamente una giornata in più, calcolata come frazione della mensilità) oppure un permesso compensativo; altri considerano il tutto già assorbito nello stipendio mensilizzato, e non prevedono nulla. Non esiste una risposta unica valida per tutti: la parola definitiva ce l’ha il tuo CCNL, ed è una di quelle voci che vale la pena andare a cercare — o chiedere direttamente all’ufficio del personale.
Se sei in ferie in quei giorni: vale la regola vista sopra, il 15 agosto non si scala dal monte ferie.
Un’ultima curiosità da segnare in agenda: dal 2026 le festività nazionali sono salite a dodici, con il ritorno del 4 ottobre, San Francesco. E siccome quest’anno il 4 ottobre cade di domenica, per molti lavoratori la prima volta della nuova festività si tradurrà proprio in una quota aggiuntiva in busta paga. Ne riparleremo a settembre.
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La chiusura aziendale: quando le ferie le decide qualcun altro
Per molti, ad agosto, le ferie non sono una scelta: l’azienda chiude, e si va in ferie tutti insieme. È legittimo? Sì. Il codice civile (articolo 2109) affida al datore di lavoro il potere di fissare il periodo di ferie, tenendo conto sia delle esigenze dell’impresa sia degli interessi del lavoratore. La chiusura collettiva rientra in questo potere, purché venga comunicata con un preavviso congruo — non ti possono dire venerdì che da lunedì l’azienda è chiusa per tre settimane.
Il problema vero riguarda chi non ha abbastanza ferie maturate per coprire la chiusura: tipicamente i neoassunti, o chi le ferie le ha già consumate. In questi casi le strade sono essenzialmente tre, e vanno concordate: l’anticipo di ferie non ancora maturate (che poi “restituirai” continuando a lavorare), l’utilizzo di ROL ed ex festività residui, oppure — come ultima opzione — un’assenza non retribuita. Quale di queste si applichi, e in che ordine, dipende dal CCNL e dalle prassi aziendali: se sei in questa situazione, il consiglio è di parlarne per tempo con l’ufficio del personale, per iscritto, prima che la chiusura scatti.
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Se ti ammali in vacanza, le ferie si fermano
Vale la pena ricordarlo, perché ad agosto succede più spesso di quanto si pensi: se durante le ferie ti ammali in modo serio — una malattia che ti impedisce davvero di riposare e recuperare — le ferie si sospendono e si trasformano in malattia, con le regole che abbiamo raccontato nel numero dedicato: certificato medico, comunicazione tempestiva al datore di lavoro, reperibilità per la visita fiscale. I giorni di malattia non ti vengono scalati dalle ferie, che potrai recuperare più avanti. Una brutta influenza sì, insomma; una scottatura da spiaggia no.
Le voci da controllare nel cedolino
Quando arriverà la busta paga del periodo di ferie, ecco cosa guardare, in ordine:
- La voce “ferie godute”: verifica che i giorni scalati corrispondano a quelli effettivamente presi, e che festività e weekend non siano finiti nel conteggio per errore.
- Il totale netto: confrontalo con un mese ordinario. Se è sensibilmente più basso e la differenza sta in indennità che percepisci tutti i mesi, potrebbe esserci un problema di calcolo della retribuzione feriale.
- La festività del 15 agosto: controlla come è stata trattata, soprattutto se fai la settimana corta — è il punto dove i CCNL divergono di più.
- Il residuo ferie: la fotografia aggiornata di quanti giorni ti restano per il resto dell’anno. Ricorda che le ferie non si possono monetizzare finché il rapporto di lavoro è in corso: o si fanno, o restano lì.
- I ratei: durante le ferie continui a maturare tutto — tredicesima, TFR, e persino nuove ferie. Andare in vacanza non mette in pausa i tuoi diritti.
Le ferie, lo dicevamo a giugno, sono il diritto più umano che hai: il diritto di fermarti. Questo numero aggiunge il pezzo che mancava: fermarsi senza rimetterci un euro. Non è un favore che ti fanno — è scritto nella Costituzione, nelle direttive europee e in una lunga fila di sentenze. Conoscerlo è il modo migliore per partire tranquilli.
E adesso, davvero: buone vacanze. Spegnete le notifiche, dimenticate la posta, riposatevi sul serio. Tra Colleghi torna nella vostra casella il 1° settembre, con le novità dell’autunno — che si annuncia denso: rinnovi contrattuali, la nuova festività di ottobre e la Manovra all’orizzonte.
A presto, e buon Agosto!
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📰 Notizie per chi lavora
🏖️ Ferie non godute: passata la scadenza, arrivano le trattenute (e il fisco cambia)
Restando in tema ferie: il 30 giugno è scaduto il termine per consumare quelle maturate nel 2024, e chi ha ancora giorni arretrati se ne accorge adesso dal cedolino. Decorsi i 18 mesi, infatti, i contributi INPS sulle ferie non godute sono dovuti comunque — con una trattenuta in busta paga che abbassa il netto, ma che viene restituita quando i giorni vengono finalmente fruiti. Per chi invece chiude il rapporto di lavoro in questi mesi, l’indennità sostitutiva viene tassata per la prima volta con le nuove aliquote IRPEF 2026: il taglio del secondo scaglione dal 35% al 33% lascia qualcosa in più in tasca. Ricorda la regola d’oro: le quattro settimane minime di legge non si possono monetizzare finché lavori — o si fanno, o restano lì.
➡️ Come funzionano trattenute e tassazione delle ferie arretrate
💰 Fondo pensione: cinque modi per incassare il montante (e non sono uguali)
La riforma della previdenza complementare non ha cambiato solo l’ingresso nei fondi: dal 1° luglio cambia anche l’uscita. Alle due formule tradizionali — capitale fino al 50% e rendita vitalizia — se ne affiancano tre nuove: rendita a durata definita, prelievi liberamente determinabili ed erogazione frazionata. A parità di montante, importi e tasse cambiano parecchio: l’erogazione frazionata, l’unica che permette di esaurire il capitale in fretta, sconta un’aliquota fino a sei punti più alta delle altre — su 100mila euro di montante possono essere 5-6mila euro di imposte in più. La scelta, una volta avviata, è irrevocabile: prima di firmare conviene farsi dare dal fondo il documento sulle rendite e fare due conti.
➡️ Il confronto tra le cinque formule, con esempi e profili
🏥 Sanità pubblica: 131 posti da assistente amministrativo, basta il diploma
Il maxi-concorso aggregato della ASL Roma 3 mette a bando 131 posti a tempo indeterminato da assistente amministrativo per nove aziende sanitarie dell’area romana, aperti ai diplomati e senza limiti di età, con graduatoria valida due anni. Lo stipendio di partenza è di 1.913,48 euro lordi mensili (circa 1.400-1.500 netti su 13 mensilità), ma il rinnovo del CCNL Sanità porta un aumento medio di 172 euro con arretrati dal 2024, e il contratto 2025-2027 già al tavolo prevede fino a 209 euro in più a regime. Un’occasione concreta per chi cerca stabilità nel pubblico — e un riferimento utile anche per chi in una ASL ci lavora già.
➡️ Stipendio, mansioni e requisiti del concorso
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