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L'approfondimento dai nostri social
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Da dove parte questa storia
Sui social, la parola “dipendenti pubblici” produce due reazioni quasi automatiche: o troppi, o troppo pagati. Raramente si va oltre.
Eppure, negli ultimi quindici anni, il numero di persone che lavorano nella pubblica amministrazione italiana è sceso in modo significativo — e in certi territori, in certi uffici, quel calo si vede ogni giorno: nelle pratiche che si allungano, nello sportello che non risponde, nel permesso che tarda a uscire.
In questo numero di Tradotto partiamo dai dati — quelli reali, verificabili — per capire cosa è successo, dove si sente di più e cosa significa per chi lavora e fa impresa.
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2006: Il "blocco" che ha iniziato a cambiare tutto
La storia comincia nel 2006, con una legge finanziaria che introduce il blocco parziale del turnover nella pubblica amministrazione. L’idea è semplice: per ridurre la spesa pubblica, quando un dipendente va in pensione non lo si sostituisce — o lo si sostituisce solo in parte.
Il blocco entra davvero in vigore nel 2008 e resta operativo, in forme diverse ma sostanzialmente stringenti, fino al 2018. Dieci anni in cui la PA non si rinnova: chi esce non viene rimpiazzato, chi resta invecchia.
Il risultato, fotografato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) e dall’Università Cattolica nel suo Osservatorio sui conti pubblici:
- Tra il 2001 e il 2020, i dipendenti della PA sono scesi da circa 3,5 milioni a 3,24 milioni — una riduzione del 7%.
- Nello stesso periodo, il rapporto tra lavoratori pubblici e popolazione è passato da 61 a 54 ogni 1.000 abitanti.
- Il calo più marcato è avvenuto tra il 2008 e il 2013: circa il 6,5% in meno in soli cinque anni.
- Comparti più colpiti: ministeri, enti locali, province, università ed enti pubblici non economici.
- Comparto relativamente protetto: la scuola (che ha continuato ad assumere).
Dopo il 2018, il blocco si allenta e il numero di dipendenti smette di scendere. Nel 2022 la Ragioneria stimava circa 3,27 milioni, con un piccolo recupero spinto soprattutto da scuola e sanità, e poi accelerato dalle assunzioni legate al PNRR.
Tradotto: la PA italiana ha perso quasi 260.000 lavoratori in un decennio, non come risultato di una riforma organica, ma come effetto automatico del mancato rinnovo. Un’organizzazione che non assume non si riforma: si svuota.
Numeri chiave – la PA Italia (2001–2024)
| Anno |
Dipendenti PA |
Per 1.000 abitanti |
| 2001 |
~3.500.000 |
61 |
| 2013 |
~3.300.000 |
57 |
| 2020 |
~3.240.000 |
54 |
| 2022 |
~3.266.000 |
~55 |
Fonte: RGS – Conto Annuale; Università Cattolica – Osservatorio CPI; Istat – Rapporto sulle Istituzioni Pubbliche 2024
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Il caso dei piccoli Comuni: una crisi strutturale
Il calo generale della PA è un dato aggregato. Ma per capire davvero dove si sente, bisogna guardare dove le strutture erano già fragili: i piccoli comuni.
In Italia ci sono 5.521 comuni con meno di 5.000 abitanti, che rappresentano il 70% del totale dei comuni italiani e ospitano circa 9,6 milioni di cittadini — uno su sei. Queste amministrazioni gestiscono sportelli edilizi, autorizzazioni, tributi, servizi sociali, anagrafe. Sono il primo punto di contatto tra lo Stato e chi vive o lavora in quei territori.
I dati presentati dall’ANCI agli Stati generali dei piccoli Comuni (Roma, febbraio 2026), elaborati su dati RGS, dicono questo:
- Nel 2013 i dipendenti a tempo indeterminato nei comuni sotto i 5.000 abitanti erano 61.795.
- A dicembre 2024 sono 53.228.
- Calo: –8.567 unità, pari al –13,9% in undici anni.
- Il calo è ancora più marcato nei comuni più piccoli: –19% nei paesi sotto i 1.000 abitanti, –15,9% in quelli tra 1.000 e 2.000.
Ma c’è un dato che complica ulteriormente il quadro: il part-time è raddoppiato. Nel 2013 rappresentava il 14,1% del personale; nel 2024 è al 29%. Questo significa che, anche quando il numero di persone sembra stabile, il monte ore effettivamente disponibile è sensibilmente inferiore. Come scrive l’ANCI nel suo dossier: meno personale e più part-time equivalgono a una contrazione reale della forza amministrativa.
E poi c’è un problema che ha un nome preciso: la crisi dei segretari comunali. Il segretario è la figura che garantisce la legittimità degli atti, firma i contratti, supervisiona le procedure. Nei comuni fino a 3.000 abitanti — dove le strutture amministrative sono più fragili — su 1.902 sedi di segreteria, solo 341 risultano coperte. L’82% è vacante.
Tradotto: quattro piccoli comuni su cinque non hanno qualcuno che controlli la regolarità delle loro procedure. Questo non è solo un problema di lentezza burocratica: è un problema di capacità di funzionare legalmente.
Numeri chiave – piccoli comuni (sotto 5.000 ab.)
| Indicatore |
Dato |
| Dipendenti tempo indeterminato (2013) |
61.795 |
| Dipendenti tempo indeterminato (2024) |
53.228 |
| Variazione |
–13,9% |
| Comuni sotto 1.000 ab. |
–19% |
| Incidenza part-time (2013) |
14,1% |
| Incidenza part-time (2024) |
29% |
| Età media del personale |
~51 anni |
| Sedi segreteria vacanti (under 3.000 ab.) |
82% |
Fonte: dossier ANCI – Progetto P.I.C.C.O.L.I., elaborazione su dati RGS, febbraio 2026
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E se ci confrontiamo con il resto d'Europa?
(Ne abbiamo meno e sempre più anziani)
Qui entra in gioco il dato che rovescia la narrazione più diffusa.
Nell’immaginario collettivo italiano, la pubblica amministrazione è sinonimo di eccesso: troppi impiegati, troppa spesa, troppi sprechi. Il confronto con l’Europa dice però qualcosa di diverso.
Secondo i dati OCSE pubblicati in Government at a Glance 2023 — la fonte di riferimento internazionale, dati 2021:
| Paese |
Dipendenti pubblici su totale occupati |
| Svezia |
29,3% |
| Francia |
21,1% |
| Media OCSE |
18,6% |
| Spagna |
16,6% |
| Italia |
13,5% |
| Germania |
11,1% |
Fonte: OCSE – Government at a Glance 2023 (country notes Italy, France, Germany, Spain; Public Sector Trends 2023)
L’Italia è al di sotto della media OCSE di oltre cinque punti percentuali. È più vicina alla Germania — paese con un modello federale molto diverso, dove gran parte dei servizi è gestita a livello di Länder — che alla media europea.
Sui dati pro-capite: Il dato italiano è 5,6 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti contro 8,3 della Francia, 7,3 della Spagna e 6,1 della Germania.
Ma c’è un secondo dato, ancora più rilevante per capire il futuro del problema. Il Government at a Glance 2025 (edizione appena pubblicata) fotografa così la struttura per età del personale dell’amministrazione centrale italiana:
- Dipendenti under 35: 5% in Italia, contro il 19% della media OCSE.
- Dipendenti over 55: 56% in Italia, contro il 27% della media OCSE.
Tradotto: oltre la metà dei dipendenti pubblici italiani ha più di 55 anni. Uno su venti ha meno di 35. Tra dieci anni, una quota significativa di questi lavoratori andrà in pensione. Il sistema potrà reggere solo se si assume — e si assume in tempo.
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Perché questo tocca le nostre PMI
(e tutto il sistema produttivo)
Per una piccola o media impresa italiana, la pubblica amministrazione non è un’astrazione: è l’ufficio che rilascia le concessioni edilizie, processa le autorizzazioni ambientali, gestisce i bandi pubblici, certifica i documenti necessari per accedere ai finanziamenti.
Quando quell’ufficio funziona male, i costi si trasferiscono sull’impresa: attese più lunghe per permessi e autorizzazioni, più ricorso a consulenti e intermediari, difficoltà ad accedere ai fondi europei e al PNRR — che richiedono rendicontazioni dettagliate e interlocutori pubblici capaci. In alcune aree del paese, l’impossibilità pratica di completare certi iter burocratici entro tempi ragionevoli.
L’ANCI ha segnalato esplicitamente che la carenza di personale nei piccoli comuni ha ricadute dirette sulla capacità di gestire gli investimenti europei: i piccoli enti hanno realizzato il 27% degli investimenti comunali finanziati con fondi PNRR, ma rischiano di non riuscire a rendicontarli correttamente senza strutture adeguate.
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Il saldo complessivo
Quello che è successo nella pubblica amministrazione italiana negli ultimi quindici anni non è stato il risultato di una scelta politica esplicita e discussa. È stato l’effetto collaterale di un blocco delle assunzioni pensato per contenere la spesa.
Il risparmio c’è stato. Ma il costo — in termini di capacità amministrativa, di servizi erogati, di supporto alle imprese e ai cittadini — si è distribuito in modo silenzioso e diseguale: più pesante nei territori già fragili, più invisibile nelle statistiche aggregate, più tangibile quando si va allo sportello.
I dati dicono che l’Italia ha meno dipendenti pubblici della media europea, non di più. E dicono che quelli che restano sono, in media, tra i più vecchi del continente.
TRADOTTO… La domanda non è “sono troppi o troppo pochi”, ma è “quanti sono, dove sono, e se riescono a fare il lavoro che serve”.
Fonti citate: Ragioneria Generale dello Stato – Conto Annuale (openbdap.rgs.mef.gov.it); Osservatorio CPI – Università Cattolica; Istat – Rapporto sulle Istituzioni Pubbliche 2024; ANCI – Dossier piccoli Comuni, febbraio 2026; OCSE – Government at a Glance / ILO.
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