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Novità per i lavoratori autonomi
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Giugno, non novembre
(la scadenza che quasi nessuno segna nel posto giusto)
Chi ha una partita IVA lo sa già: maggio non è solo il mese in cui inizia a fare caldo. È il mese in cui il fisco si fa vivo, e la dichiarazione dei redditi smette di essere una cosa da fare “a settembre” e diventa una cosa da fare adesso.
Proprio perché è un appuntamento ricorrente, è facile trattarlo come una routine — raccogliere i documenti, passarli al commercialista, aspettare l’F24. Quest’anno, però, sulla dichiarazione che riguarda i redditi del 2025 ci sono alcune novità concrete che vale la pena conoscere prima di arrivare a giugno con una sorpresa. Alcune cambiano le regole su cosa si può dedurre, un’altra ridisegna i limiti per chi guadagna di più, una terza riguarda quasi tutti ed è rimasta abbastanza sotto traccia.
Cominciamo dall’inizio.
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Il modello che devi usare
(e la scadenza che conta davvero)
Se hai una partita IVA — in qualsiasi regime fiscale, forfettario o ordinario — non puoi usare il modello 730, quello più semplice riservato a dipendenti e pensionati. Il tuo è il Modello Redditi Persone Fisiche, con scadenza di invio telematico al 2 novembre 2026 (il 31 ottobre cade di sabato). Tutto regolare, tutto come di consueto.
Il punto è che la scadenza di novembre è quella per l’invio del modello, non quella per versare le imposte. Il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026 vanno versati entro il 30 giugno — o entro il 31 luglio, con una maggiorazione dello 0,40% per chi vuole dilazionare di un mese. Il secondo acconto scade invece il 30 novembre e non è rateizzabile. In pratica: la dichiarazione dei redditi per una partita IVA non è un adempimento di novembre, è un adempimento di giugno, con una coda in autunno. Chi aspetta di fare i calcoli a ottobre rischia di aver già perso il controllo sui numeri che contano.
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La novità che molti scopriranno compilando
(meglio saperlo prima)
Questa è la novità più rilevante per chi lavora in proprio, ed è anche quella che genera più sorprese — in parte perché riguarda spese quotidiane e abituali, in parte perché è entrata in vigore nel 2025 ma produce i suoi effetti fiscali per la prima volta proprio su questo Modello Redditi.
Dal 2025, le spese per vitto, alloggio, viaggio e trasporto tramite taxi o NCC sono deducibili solo se pagate con strumenti tracciabili: carta di debito o credito, bonifico, app di pagamento collegate a un conto. Se sostenute in contanti, non sono deducibili — e la norma non lascia margini di interpretazione su questo. La stessa logica vale per i rimborsi spese che ricevi dai clienti: se ti hanno rimborsato un hotel o una corsa in taxi che avevi pagato in contanti, quel rimborso concorre a formare il tuo reddito imponibile, mentre prima era fiscalmente neutro.
Vale la pena capire anche i confini di questa regola, perché non è illimitata. L’obbligo non si applica alle spese sostenute all’estero, né ai biglietti di treni, aerei o autobus di linea, né ai rimborsi chilometrici per l’uso dell’auto propria. Riguarda invece anche le spese di rappresentanza sostenute in Italia. Se hai un commercialista, il momento migliore per parlarne è adesso, non a settembre: chi ha pagato in contanti qualcosa tra quelle categorie nel corso del 2025 ha bisogno di saperlo prima di compilare, non dopo.
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Chi guadagna di più detrae di meno
(e da quest'anno la soglia si abbassa)
Per chi è in regime ordinario con redditi significativi, il 2026 porta una novità strutturale che vale la pena conoscere: l’abbassamento della soglia oltre la quale le detrazioni IRPEF vengono tagliate. La logica del tetto non è nuova — esisteva già per i redditi molto alti — ma da quest’anno il meccanismo si estende a una platea più ampia e con limiti più stringenti.
Per i redditi complessivi tra 75.001 e 100.000 euro, le detrazioni IRPEF ordinarie — spese mediche, interessi sul mutuo, spese scolastiche, ristrutturazioni — sono ammesse fino a un massimo di 14.000 euro. Per chi supera i 100.000 euro, il tetto scende a 8.000 euro. Questi valori si modulano in base alla situazione familiare: chi ha più figli a carico subisce un impatto minore rispetto a chi non ne ha.
Chi è in regime forfettario non è direttamente coinvolto, perché nel forfettario non esiste IRPEF ordinaria né il sistema delle detrazioni standard. Per chi invece è in regime ordinario — o sta valutando il passaggio, come abbiamo visto nel numero scorso — questa variabile va messa nel calcolo complessivo.
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La precompilata per i forfettari
(disponibile dal 20 maggio, da usare con giudizio)
Dal 20 maggio, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il Modello Redditi precompilato anche per i contribuenti in regime forfettario. Non è esattamente una conquista del contribuente: è la conseguenza naturale della fatturazione elettronica obbligatoria, che ha dato al fisco accesso diretto ai dati delle fatture emesse, e che ora usa per costruire una bozza di dichiarazione.
La comodità c’è, ma va maneggiata con attenzione. La precompilata contiene quello che il fisco sa — e il fisco sa molto, ma non tutto. Possono mancare ricavi non transitati per fatturazione elettronica, contributi versati, spese deducibili che non emergono dai flussi automatici. Usarla come punto di partenza per verificare e integrare ha senso; accettarla senza confrontarla con i propri numeri reali è un rischio che vale la pena evitare.
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Cosa fare adesso
- Segna il 30 giugno come scadenza vera. Entro quel giorno vanno versati saldo IRPEF 2025 e primo acconto 2026. La dichiarazione si invia in autunno, ma i soldi partono in estate, e avere i numeri pronti prima fa la differenza.
- Controlla le spese del 2025 pagate in contanti. Se nel corso dell’anno hai sostenuto spese per vitto, alloggio, taxi o NCC in Italia e le hai pagate in contanti, verificalo con il tuo commercialista prima di compilare: quelle spese potrebbero non essere deducibili, o i rimborsi ricevuti potrebbero concorrere al tuo reddito.
- Prepara la documentazione in anticipo. Fatture di acquisto, ricevute di spese professionali, versamenti contributivi, documentazione di spese detraibili — più le organizzi per tempo, più la dichiarazione sarà precisa e rapida.
- Se sei in regime ordinario con redditi sopra 75.000 euro, ricalcola le detrazioni. Il tetto introdotto quest’anno potrebbe ridurre il beneficio che ti aspettavi su alcune voci, ed è meglio scoprirlo prima del versamento di giugno che dopo.
- Dal 20 maggio, consulta la precompilata come check — non come soluzione. Confronta quello che trovi con i tuoi dati reali prima di accettarla o inviarla.
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La dichiarazione non è la fine
(è una fotografia)
Ogni anno, la dichiarazione dei redditi è il momento in cui fai i conti con le scelte fiscali dell’anno passato. Su quello che è già successo nel 2025 non si può tornare indietro — le spese pagate in contanti sono già pagate, i ricavi sono quelli che sono. Quello che cambia, se si arriva preparati, è la capacità di usare quella fotografia per fare scelte migliori nel 2026: capire dove si sono perse deduzioni che si potevano tenere, vedere se la struttura di spese è compatibile con il regime fiscale in cui si è, decidere con più consapevolezza invece di scoprire tutto in corsa.
Il fisco non aspetta che tu sia pronto. Chi arriva al 30 giugno con i numeri chiari ha quasi sempre meno sorprese — e quelle che restano, almeno, non arrivano come un fulmine a ciel sereno.
Al prossimo numero.
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