Decreto Sicurezza 2025: cosa cambia davvero per chi
lavora
Negli ultimi mesi si è tornati a parlare molto di
sicurezza sul lavoro. Gli infortuni
aumentano, i casi gravi riempiono le cronache e chi sta
nei luoghi di lavoro sa bene quanto spesso ci si affidi
più alla fortuna che alle procedure.
Il Decreto Sicurezza 2025 è stato convertito il 29
dicembre scorso nella Legge 198/2025,
ma il percorso non è ancora chiuso: molte delle misure
previste richiedono ancora decreti attuativi, accordi
Stato-Regioni e istruzioni operative. Vale comunque la
pena capire cosa contiene davvero, quali pregi
indubitabili ha e quali limiti emergono già oggi.
Le novità principali
Una delle linee più rilevanti della legge riguarda gli
incentivi alle imprese virtuose:
l’INAIL potrà premiare le aziende che investono
seriamente in sicurezza e che mostrano un basso tasso di
infortuni. Questo approccio cerca di modificare il
sistema di valutazione del rischio, premiando chi
dimostra attenzione concreta alla salute e alla
prevenzione. In futuro sarà possibile introdurre
meccanismi di premialità legati a indicatori qualitativi
e quantitativi, con un focus anche sulle microimprese.
Accanto a questo si rafforza il tema dei controlli.
La norma prevede l’assunzione di 300 nuovi ispettori per
rafforzare la vigilanza. Tuttavia, i numeri restano
sbilanciati: in Italia gli ispettori complessivi (INL,
INPS, INAIL, Carabinieri) sono poco più di 4.500, a
fronte di un organico previsto di circa 7.800. Mancano
quasi 2.700 persone. Dunque, la capacità ispettiva
continua a essere limitata rispetto alla vastità del
tessuto produttivo italiano.
Nel settore edilizio, viene introdotto
il cosiddetto badge digitale: una
tessera nominale – anche in formato digitale – collegata
al SIISL, che registra formazione, idoneità e presenze.
L’obiettivo è semplice: garantire che acceda ai cantieri
solo chi è in regola. È una misura già sperimentata in
alcuni contesti locali e che ora viene standardizzata a
livello nazionale. Saranno necessari però specifici
decreti per definirne modalità operative,
interoperabilità dei dati e strumenti di verifica.
Altra novità confermata è la patente a
crediti per le imprese che operano in cantiere.
In caso di infrazioni, i crediti vengono decurtati
automaticamente al momento della contestazione, senza
più attendere eventuali ricorsi. Lavorare senza patente
o con patente sospesa comporta l’esclusione dal cantiere
e pesanti sanzioni. Anche il lavoro
nero sarà punito con decurtazioni
automatiche, rendendo immediato il collegamento tra
violazione e conseguenza.
Sul piano della prevenzione, la legge
rafforza la formazione con
aggiornamenti obbligatori per RLS (Rappresentanti dei
Lavoratori per la Sicurezza), almeno 35 milioni l’anno
per progetti innovativi e la registrazione di tutti i
percorsi nel fascicolo elettronico del
lavoratore. Una misura importante per
garantire tracciabilità e coerenza delle competenze
anche in caso di mobilità lavorativa.
Una delle innovazioni più rilevanti è l’introduzione
dell’obbligo di monitorare i near miss,
cioè i mancati incidenti. La legge stabilisce che vanno
registrati, segnalati e analizzati: una svolta culturale
che punta a intervenire prima che accadano eventi gravi.
I dettagli operativi saranno però definiti da successivi
provvedimenti.
Vengono anche rafforzate le norme sui DPI
(dispositivi di protezione individuale):
manutenzione obbligatoria, tracciabilità, verifica della
conformità. Nuove prescrizioni riguardano le lavorazioni
in quota, le scale fisse
verticali e le protezioni
collettive, che diventano prioritarie
rispetto ai DPI nei cantieri.
La legge chiarisce infine che le visite mediche
obbligatorie devono avvenire durante l’orario
di lavoro. È un passaggio importante: i controlli
sanitari non devono scaricare su lavoratori e
lavoratrici tempi e costi indiretti.
Un ulteriore tassello riguarda la prevenzione
oncologica: il medico del lavoro assume un
ruolo proattivo nella sensibilizzazione, mentre i
lavoratori avranno diritto a permessi
retribuiti per partecipare agli screening.
Studenti, stage e giovani
Le tutele per chi partecipa a percorsi
scuola-lavoro vengono estese: la copertura
INAIL si allarga anche agli infortuni nel tragitto
casa–azienda e sarà vietato affidare mansioni
pericolose ai minorenni. Le scuole dovranno
predisporre percorsi più rigorosi di orientamento e
formazione alla sicurezza.
Inoltre, vengono introdotte borse di studio da
3.000 a 7.000 euro annui per i figli delle
vittime di incidenti sul lavoro, gestite attraverso
bandi INAIL. Una misura simbolicamente e socialmente
rilevante.
Cosa cambia davvero nei luoghi di lavoro
In cantiere
Badge digitale, patente a punti più severa, DPI
controllati, protezioni più stringenti: tutto
contribuisce a un cantiere più ordinato, dove chi non è
in regola resta fuori. Le imprese dovranno investire in
formazione e tracciabilità.
In magazzino e logistica
L’obbligo di segnalare i near miss potrà rendere
finalmente visibili i rischi nascosti legati alla
movimentazione, all’uso dei mezzi e alla gestione dei
carichi. Più trasparenza e prevenzione.
In ufficio
Il concetto di sicurezza si amplia: non solo rischi
fisici, ma anche benessere
organizzativo, prevenzione delle molestie,
permessi per screening, aggiornamento continuo e
documentato della formazione.
Nella Pubblica Amministrazione
Tutte le misure si applicano anche alla PA. Previsti
interventi su aggressioni al personale,
gestione degli appalti e percorsi di
sicurezza per studenti e tirocinanti.
Le criticità: cosa non convince
Molti osservatori hanno espresso perplessità, anche dopo
la conversione in legge.
Metodo: l’utilizzo del decreto-legge per
un tema strutturale ha limitato il dibattito e il
confronto con le parti sociali. Alcune proposte
migliorative, come la Procura nazionale sugli infortuni,
sono rimaste escluse.
Attuazione: numerose misure dipendono da
decreti attuativi, accordi e linee guida. Senza questi,
badge, fascicolo elettronico e obbligo di segnalare near
miss resteranno sulla carta. I tempi di implementazione
potrebbero essere lunghi.
Struttura normativa: le norme rischiano
di sovrapporsi a procedure già in vigore o di aumentare
la complessità per le microimprese, senza un supporto
operativo adeguato. Il rischio è di creare adempimenti
poco applicabili nella realtà.
Controlli: l’organico resta carente.
Senza un rafforzamento reale degli ispettori e risorse
adeguate, l’applicazione sarà disomogenea sul
territorio.
Nodi irrisolti: subappalti a cascata,
gare al massimo ribasso, mancanza di una strategia
nazionale integrata restano fuori dalla legge. Questi
elementi strutturali continuano a pesare su molte
filiere, soprattutto nei settori più critici.
Un passo avanti, ma non risolutivo
La Legge 198/2025 è un passo importante:
mette al centro la prevenzione, rafforza i controlli,
punta su trasparenza e formazione. Ma non affronta i
problemi strutturali che da anni generano insicurezza
nei luoghi di lavoro.
Per fare davvero la differenza serviranno decreti
attuativi chiari, risorse concrete, ispettori formati e
una reale collaborazione tra imprese, lavoratori e
istituzioni.
Finché tutto questo non sarà realtà, la distanza tra
norma e pratica quotidiana resterà
ampia.
E in quella distanza, purtroppo, è dove
ancora oggi avvengono troppi incidenti.