Manager in bilico: difetti, responsabilità e rimedi

di Alessia Valentini

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Manager italiani occupati (prodighi nel costituire valore), preoccupati (consci che qualcosa non va) o disoccupati (estromessi dalla loro posizione). Ecco perchè e come rimediare.

La disoccupazione galoppa a tutti i livelli e, secondo l’Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali (Aldai), a Milano i giovani senza lavoro sono tanti quanto i manager a spasso. Se da un lato la chiusura di tante aziende ha lasciato a casa un milione di dirigenti, dall’altro sussistono problemi interni che possono portare a perdere il posto, più o meno a ragione. Vediamo quali.

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Management

Difficile imputare i licenziamenti alla singola inefficienza: i fattori sono diversi e complessi. Dinanzi ad una crisi aziendale, per esempio, il punto è che la responsabilità del rilancio compete alla dirigenza. Diversamente ci si fa carico del fallimento. Non sempre a ragione. In molte aziende, infatti, si assiste spesso ad una organizzazione non funzionale, ridondata, confusa per ruoli e responsabilità, in cui di conseguenza è facile che si verifichino conflitti e che non sia possibile individuare il responsabile di una situazione dissestata.

Retribuzione e meritocrazia

Eppure i manager italiani sono i più pagati, secondo una ricerca Frontis Governance.Con un difetto di fondo: retribuzioni e compensi slegati dalle perfomance aziendali, a differenza di quanto avviene all’estero. Anche i famosi obiettivi che danno accesso ai bonus sono spesso poco chiari e non son o previste penali per i target non centrati. Manca dunque un sistema affidabile meritocratico che faccia da base di valutazione. In questo scenario, è facile finire per perseguire obiettivi personali (benefit e aumenti) schivando le responsabilità e addossando ad altri la colpa di scelte di business non efficaci.

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Fiducia e coerenza

Il Global Work Force Study di Towers Watson fa emergere un giudizio di frequente negativo sulla capacità dei propri dirigenti di fronteggiare le sfide contingenti. In Italia c’è poca fiducia nel management aziendale (37%), anche a livello di informazioni di business ricevute (39%) e di coaching (65%). Il gap tra le proposizioni e del superiore e il suo operato è eccessivo secondo il 60% del personale d’azienda, che li ritiene dunque incoerenti rispetto ai valori aziendali.

Motivazione

Lo scarso riconoscimento per il lavoro svolto, anche solo verbalmente, pesa al 31% dei lavoratori italiani, con un gap troppo marcato tra bravi e meno bravi (solo il 29% accorda al proprio capo la capacità di distinguere). I dati mostrano anche una larga sfiducia nella capacità del superiore di ascoltare opinioni diverse dalla propria o di incoraggiare nuove idee e metodi di lavoro (42%). Risultati simili anche da un’indagine OD&M (sistemi incentivanti e politiche retributive delle HR) sul clima aziendale che ha interrogato un campione di circa 2mila dipendenti rilevando che il 51,1% valuta scarsamente le qualità del proprio responsabile in questo senso. Solo un 27,4 % gli assegna la sufficienza.

Rimedi

Per un cambio di mentalità e competenze che permetta ai manager di non finire alla porta (più o meno a ragione) può essere utile rivedere le proprie skills, anche in linea con le stringenti richieste del mercato del lavoro, per non “vacillare” o per ricollocarsi con successo. Fondirigenti (avviso 2/2013) ha stanziato per esempio 28 milioni di euro per la realizzazione di piani formativi destinati a dirigenti e manager per lo sviluppo delle professionalità in azienda.

  • Piani aziendali: sviluppo di managerialità e competitività in azienda, specie PMI.
  • Piani individuali occupazione di manager rimasti senza impiego iscritti all’Agenzia del Lavoro di Fondirigenti e già occupati presso aziende aderenti.

Le risorse sono destinate a necessità redistributive in base a criteri solidaristici, in via prioritaria per le aziende aderenti al Fondo che, in funzione del limitato numero dei dirigenti occupati e del conseguente scarso valore delle risorse accumulate, non hanno la possibilità di ricorrere al proprio Conto formazione. La presentazione dei Piani formativi, avviatasi a febbraio, è consentita fino ad esaurimento risorse.

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Un altro strumento per i manager è Manager to work iniziativa del Fondo Sociale Europeo (FSE) che con 9.715.000 euro intende attuare politiche attive per reinserire nel mercato del lavoro ex dirigenti e quadri disoccupati, anche attraverso forme di autoimpiego o creazione di impresa.  Per essere ammessi al contributo si potranno inviare le domande fino al 31 dicembre 2014.