Sprechi in azienda: se la batteria non si carica più, il notebook è da buttare

di Giuseppe Goglio

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Qualche giorno fa avevo scritto di una batteria di nuova concezione capace, in teoria, di mantenere la carica per un periodo fino a 30 anni. Una durata praticamente infinita per un dispositivo IT.

Neanche a farlo apposta, nel giro di poco tempo, la notizia mi si è in qualche modo rivolta contro, nel senso che mi sono trovato a dover fare i conti proprio con la durata di una batteria: quella del mio notebook.

Trovare una soluzione si sta rivelando praticamente impossibile, e la situazione mi sta causando non pochi disagi dal punto di vista produttivo. E allora mi sono chiesto: calcolando la sempre maggiore diffusione dei portatili in ambito aziendale, quanti soldi vanno sprecati per colpa delle batterie che si scaricano?

Come molti miei colleghi, infatti, utilizzo spesso un pc portatile. Nel caso specifico, si tratta di un modello acquistato ormai qualche anno fa (4 per la precisione), ma ancora in perfetta forma e più che sufficiente a svolgere il proprio lavoro anche lontano dalla scrivania.

Il problema è proprio la batteria: dopo i suoi numerosi cicli di ricarica sta comprensibilmente e gradualmente perdendo capacità . Dalle due ore e mezza iniziali, l’autonomia è scesa adesso a mezz’ora o poco più.

Un problema decisamente comune a molti. La reazione spontanea è quella di cercare un pezzo di ricambio, ma proprio qui iniziano i problemi.

Al momento (trascorsa più di una settimana dall’inizio delle ricerche), ad esempio, sembra non esservi traccia di un accumulatore di ricambio per il mio notebook. E anche la gentile collaborazione di un conoscente che lavora per il produttore del computer non ha prodotto alcun risultato. Quanti di noi si sono trovati nella stessa situazione?

Scartata l’alternativa di dotarsi di prolunga lunga abbastanza da garantire l’alimentazione nel raggio della presa di corrente più vicina e una fantomatica piantina dei punti ai quali possibile allacciarsi, al momento l’unica possibilità  sembrerebbe quella di cambiare notebook.

Mi sembra però assurdo dover rinunciare a un pc perfettamente funzionante (e non così datato come certi produttori vogliono far credere) solo perché la casa non produce più pezzi di ricambio il cui ciclo di vita è ben noto.

Quanti soldi vengono sprecati dall’azienda per rinnovare un parco macchine ancora performante, ma il cui problema è un unico pezzo che in teoria dovrebbe essere possibile sostituire?

L’unica soluzione è la prevenzione: valutare attentamente la marca a cui rivolgersi per acquistare i propri portatili aziendali.

E si tratta di cambiare anche le nostre abitudini: spesso infatti si privilegia un risparmio immediato, senza pensare che – nel lungo periodo – optare per un produttore più economico ma privo di pezzi di ricambio potrebbe farci sprecare molti più soldi. Meglio pensarci per tempo.

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