Reverse charge

Il reverse charge (inversione contabile) è un particolare meccanismo fiscale che regolamenta l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA). Con tale sistema, colui che beneficia di una cessione di beni o di una qualunque prestazione legata all’erogazione di servizi, se è soggetto passivo nel territorio dello Stato deve assolvere agli obblighi legati all’imposta al posto del cedente o prestatore del servizio.

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Il regime del reverse charge si applica alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi gli enti pubblici e privati, i consorzi e le associazioni.

Cosa vuol dire IVA reverse charge?

Reverse charge significa inversione contabile e si applica al versamento IVA: prevede che a farlo sia il committente del servizio in luogo del fornitore.

Quando si applica il reverse charge?

Nel caso degli appalti, in base al decreto n. 124/2019, l’inversione contabile si applica alle prestazioni rese presso la sede del committente, eseguite con beni strumentali riconducibili al medesimo soggetto.

Quali sono le prestazioni soggette a reverse charge?

Tra le operazioni soggette al meccanismo dell’inversione contabile (obblighi IVA assolti dai cessionari/committenti), ci sono quelle le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, rilevanti territorialmente in Italia, rese da soggetti non residenti a soggetti passivi stabiliti nel territorio statale (articolo n.17, comma 2 del decreto). Il reverse charge si applica inoltre negli appalti, ad esempio per le prestazioni rese dal subappaltatore nei confronti dell’appaltatore.

Sono soggette ad inversione contabile:

  • cessioni di oro industriale e da investimento;
  • prestazioni di servizi effettuate da subappaltatori per imprese appaltatrici che svolgono attività di costruzione, o ad altre imprese subappaltatrici;
  • cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricati per le quali il cedente abbia deciso di applicare l’IVA;
  • vendite di cellulari in grado di connettersi ad una rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche;
  • cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti finali;
  • prestazioni di servizi di pulizia (anche degli studi professionali);
  • prestazioni di demolizione;
  • prestazioni di installazione di impianti;
  • prestazioni di completamento relative ad edifici;
  • trasferimenti di quote emissione di gas a effetto serra;
  • trasferimenti di altre unità utilizzate dai gestori in relazione a gas ed energia elettrica;
  • cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.

Come si fa una fattura con il reverse charge?

Per fatturare con il reverse charge, si deve integrare la fattura con l’esposizione dell’IVA e si registra  l’autofattura.

Come si registra una fattura elettronica in reverse charge?

La fattura elettronica con reverse charge si compila in formato xml e si invia allo SdI utilizzando come “TipoDocumento” quello con i codici da TD16 al TD19.

  • TD18 in caso di acquisto di beni da cedente UE.
  • TD19 in caso di acquisto di beni da cedente extra-UE.

in caso di fatture in reverse charge resta valida la norma che prevede l’emissione di un’autofattura inviata al sistema di interscambio.

Cosa succede se non si applica il reverse charge?

Le violazioni di fatturazione e registrazione di operazioni in reverse charge, con emissione fattura per un corrispettivo inferiore al dovuto, comportano una sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo non indicato, con un minimo di 500 euro di multa pecuniaria.

Che differenza c’è tra reverse charge e split payment?

Lo split payment (scissione di pagamenti) comporta il versamento diretto dell’imposta dall’Ente pubblico all’Erario, il reverse charge (inversione contabile) comporta la sola contabilizzazione nelle fatture attive e passive senza addebito.

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