Una formula di eGov

di Stefano Gorla

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L'eGovernment è un termine che può essere definito attraverso una formula, se lo si considera in una visione CITIZENS-CENTRIC, ossia della Pubblica Amministrazione al servizio del cittadino

L’ONU si spinge anche a dare delle raccomandazioni di carattere politico in relazione all’attuazione della democrazia digitale, fondata su trasparenza e conoscenza.
«In an increasingly digital and interconnected environment, a legislature predicated on openness brings tremendous potential for electronic democracy to raise the overall level of political literacy across the public at large. The impacts here in creating better informed voters, monitors and judges of government actions and choices matter greatly:
For the aim, in a democratic society, of the cultivation of judgement in governance should not be the empowering of a political elite, but the strengthening of the competence, maturity and self-governing capabilities of the citizenry (Elkin and Sotan 1999). Indeed, every democrat must hold that in the medium to long run, only the robustness of the judgement capabilities of citizens can guarantee that those of policymakers will be similarly stout».

Il rischio è proprio quello che senza la partecipazione le ICT, da molti considerate una panacea e per le quali sono stati spesi miliardi di euro, non vengano impiegate e pertanto i cittadini non utilizzino i servizi e le soluzioni progettate. In sostanza è necessario pensare all’e-government in modo articolato e integrato: gli investimenti da attuare devono passare dalle singole iniziative di e-government ad una più integrata strategia di e-governance.
Se consideriamo l’e-partecipation, intesa come l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle PA centrali per allargare il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali pubblici, la classifica è guidata da Stati Uniti, Corea del Sud, Danimarca, Francia e Australia, mentre l’Italia si colloca infatti addirittura al 55esimo posto, dietro Ucraina, Giordania, Vietnam, Bhutan, Cina, Colombia, Mozambico, Bolivia, Libano, El Salvador, Malta, Costa Rica, Bahrain, Venezuela, Repubblica Dominicana, Arabia Saudita, Botswana, Emirati Arabi, Honduras, Mongolia, Azerbaijan, Egitto, Sud Africa e Cambogia.

A nostra difesa occorre precisare che se l’ONU avesse considerato anche le realtà locali la collocazione dell’Italia sarebbe certamente mutata. Infine, per quanto attiene all’e-democracy, i progressi più rilevanti concernono soprattutto la fornitura di informazioni di pubblico interesse preliminari alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica (e-information). Un minore progresso si è registrato sia per quanto attiene alla fornitura di strumenti di ascolto e dialogo (e-consultation), sia in relazione agli effetti di tali processi sulle azioni governative (e-decision making). L’integrazione delle variabili indicate all’inizio del presente articolo, ossia partendo dalla loro interdipendenza, ci consente di parlare di eGovernance come vero strumento di realizzazione della good governance.
La good governance è l’applicazione dei principi di partecipazione, trasparenza, efficienza ed efficacia, unitamente all’individuazione delle responsabilità e degli attori pubblici coinvolti.