Tutte le forme dell’e-Gov

di Stefano Gorla

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Tra definizioni ufficiali e applicazioni reali, ecco tutte le incarnazioni dell'e-government. E soprattutto, tutte le strade che si aprono dinanzi al suo sviluppo

È certamente il terzo aspetto quello che apre nuovi scenari in opposizione ad una società di tipo orwelliano. Come sostiene Heeks, «il governo elettronico non può considerarsi di grande utilità se, come sembra suggerire erroneamente qualcuno, le ICT sono un fine e non un mezzo. Forse è meglio parlare di governo integrato che pone in prima istanza gli obiettivi di governo ed assegna alle ICT il ruolo di strumenti per raggiungere gli obiettivi congiuntamente alle persone, ai processi e alla informazione».

Si tratta in sostanza di non fermarsi ad una forma di commercio elettronico della PA, ma di puntare ai cuore dei processi istituzionali: la partecipazione democratica. In questo senso la barriera più forte all’attuazione dell’eGov/eDem è costituita dal digital divide. Si tratta di porre come premessa fondamentale la lotta contro l’impossibilità di accesso alle ICT, come un tempo è stata la lotta contro l’“analfabetismo analogico”.

Ne deriva di conseguenza la necessità di una leadership politica che traduca la visione del cambiamento tecnologico in una programmazione efficace, coinvolgendo sia l’Amministrazione che la partecipazione della società civile, destinatario finale dell’attuazione dell’eGovernment.