L’e-procurement in Italia

di Lucio Bianciardi

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Il punto della situazione, considerando benefici e limiti dell'acquisto online da parte delle PPAA, e cercando di ipotizzarne il futuro

Il vantaggio più evidente dell’acquisto in rete è che si risparmia, grazie alle economie di scala che si possono conseguire aggregando l’offerta. Ma il risparmio deriva anche da una significativa semplificazione di tutta la procedura d’acquisto, che porta ad una diminuzione dei carichi di lavoro. È infatti la Consip (o il gestore di un eventuale mercato elettronico regionale) a farsi carico di tutto ciò che precede l’ordine d’acquisto individuazione dei fabbisogni, analisi di mercato, definizione della documentazione, gestione delle aggiudicazioni. Persino dei contenziosi non bisogna occuparsi più, poiché sono anch’essi delegati al gestore del mercato elettronico.

Esistono poi dei vantaggi di carattere più generale per il sistema Paese. La trasparenza, innanzitutto non solo delle procedure di gara, ma anche a causa facilità di reperire i dati, tramite internet, sugli acquisti effettuati dalle PA e sui relativi contratti. Nelle gare elettroniche non si può barare, perché ogni informazione è sotto gli occhi di tutti. Poi ne beneficia la concorrenza al mercato elettronico partecipano molti più fornitori, i criteri di aggiudicazione sono certi e trasparenti e la normativa, nazionale e comunitaria, viene pienamente rispettata.

I fattori frenanti

Con questi innegabili vantaggi ci sarebbe da aspettarsi la corsa all’e-procurement da parte delle PA italiane, e invece, secondo i dati diffusi nell’ambito del “Rapporto sull’ICT nella Pubblica Amministrazione locale” di Assinform la realtà è ben diversa. Solo considerando la spesa in ambito ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), quella che più dovrebbe essere interessata alle modalità elettroniche d’acquisto, il portale Consip, per la stragrande maggioranza degli enti locali viene utilizzato per meno del 24 per cento degli acquisti. Questo ultimi riguardano quasi esclusivamente l’hardware e la telefonia.

Il dato ha una spiegazione adottare una formula asettica e oggettiva come quella proposta da Consip, pur consentendo di risparmiare, ha un prezzo da pagare, quello di tagliare i ponti con i propri interlocutori abituali presenti sul mercato. Con i fornitori locali si stabilisce un rapporto che, nel bene e nel male è strategico per gli Enti. Nel bene, soprattutto quando il fornitore rappresenta una risorsa per l’economia locale. Nel male, quando tale rapporto è viziato dall’eccessiva discrezionalità e dai favoritismi, quando non addirittura dai conflitti d’interesse.

Il futuro

Lo stesso rapporto Assinform, evidenziando come il motivo prevalente del ricorso al mercato elettronico sia il risparmio, senza troppa attenzione agli altri fattori, dimostra come sia ancora molto lunga la strada che porta dalla disponibilità di nuovi strumenti all’introduzione di nuovi comportamenti. Anche l’attuale sistema di e-procurement, pur con qualche eccellenza (vedi il caso di Intercent Emilia Romagna), sconta alcuni peccati di gioventù eccessivi ritardi nella consegna delle forniture, sono stati ad esempio denunciati da parte di molti Enti locali che hanno acquistato tramite convenzioni Consip.

In futuro si ricorrerà presumibilmente sempre di più agli acquisti in rete, man mano che l’informatizzazione raggiungerà gli uffici acquisti dei vari Enti e verranno superate le inevitabili resistenze. Inoltre il sistema sarà caratterizzato da una stretta integrazione del portale nazionale con quelli regionali, supportata dal ricorso a “metadati” in grado di far dialogare tra loro automaticamente i vari sistemi.

Ma ciò che farà veramente la differenza sarà il ricorso alla firma digitale. Oggi una parte della procedura viene svolta, nella maggioranza dei casi, per via cartacea. Ad esempio, l’invio degli ordinativi alle imprese. Ma quando i vari attori, sia sul versante dell’offerta che della domanda, saranno dotati delle tecnologie necessarie per l’identificazione certa il percorso sarà compiuto.

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