SBPA: biblioteche per la PA

di Stefano Gorla

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Il problema della gestione della conoscenza si avverte profondamente in complesse organizzazioni quali la Pubblica Amministrazione in cui sono prodotti e devono essere classificati un numero considerevole di documenti

I risultati non sono di poco conto, considerando che alla conclusione del progetto (Luglio 2005) le biblioteche per la PA – presenti in rete e ripartite per appartenenza – erano 50 di Amministrazioni territoriali, 17 di enti nazionali, 35 dello Stato.
Sulla base degli standard utilizzati dalle biblioteche con il progetto è stato realizzato un meta catalogo, denominato Metaopac per la PA, che consente la ricerca simultanea negli OPAC (Online Public Access Catalogue) delle biblioteche collegate. I cataloghi interconnessi al Metaopac sono quelli delle Biblioteche dei Consigli Regionali di Lombardia, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Toscana, della Provincia di Perugia, del Formez, della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica, della Scuola Superiore della PA.

Attraverso il servizio della Biblioteca Virtuale per la PA è possibile accedere alla documentazione di fonte pubblica in rete. La Biblioteca Virtuale mette a disposizione ben 600 risorse, catalogate con metadati Dublin Core (vedi http://dublincore.org/) che, unitamente al software open source Scout Portal Toolkit, consentono di accedere a documenti e servizi della PA. Il Formez, su incarico del Dipartimento della Funzione Pubblica, ha continuato il progetto SBPA con il BIBLIOTHESAURUS, con termine al 28 febbraio 2008.

Ma resta ancora il fronte aperto della distribuzione dei contenuti e ciò implica affrontare il problema della formazione sia del personale specializzato che dei cittadini utenti. Per quanto attiene alle figure professionali che dovrebbero essere in grado di lavorare in auto archiviazione, sostituendo la più costosa catalogazione centralizzata, occorre pensare alla certificazione delle competenze in un quadro di riferimento europeo, come previsto dal Consorzio Certidoc (il sistema europeo di certificazione dei professionisti dell’informazione e documentazione). Dalla parte del cittadino non si tratta solo di ridurre il digital divide ma di realizzare delle politiche di information literacy per consentire a tutti di cercare e trovare la conoscenza.