La PA è in tv, online

di Stefano Gorla

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Grazie all'integrazione di Web e tv, diversi sono gli enti pubblici che negli ultimi anni hanno realizzato notiziari online per offrire informazioni dettagliate ai propri cittadini

I Telecentri offrono alfabetizzazione informatica, formazione a distanza, uso di postazioni di telelavoro, “incubazione” di nuove imprese, aiuto per la ricerca di opportunità finanziarie, sostegno alla realizzazione di business plan necessari per l’avviamento di una nuova impresa, Internet point, servizi di back office (traduzioni, inserimento dati etc.), videoconferenza, consultazione di banche dati, utilizzo degli sportelli telematici della PA e possibilità di svolgere pratiche in modo remoto.

La Regione Umbria ha, quindi, trovato una risposta innovativa ed originale alla richiesta di utilizzo efficace delle tecnologie digitali per migliorare la sua comunicazione. La funzione principale che le nuove tecnologie dovrebbero assicurare nei confronti del cittadino consiste nella semplificazione delle procedure amministrative. Questo concetto è rafforzato dal fatto che la semplificazione è attributo inscindibile dell’accessibilità. Il nocciolo della questione è la definizione di COMUNICAZIONE. Comunicare per la PA significa solamente dare informazioni? Oppure significa anche ascoltare, mettersi in relazione con il cittadino in modo articolato e complesso? La comunicazione deve essere considerata anche della PA una parte del marketing, inteso come processo di erogazione di servizi in funzione del cliente-cittadino.

Certamente la Web Tv, rispetto alla televisione tradizionale, si presenta come media più vicino ai fini istituzionali della PA considerando che in sintesi può essere definita come medium di consultazione, interattivo, di relazione, erogatore di servizi. Ma la domanda cruciale è “per fare che cosa”, cioè definire i contenuti da trasmettere.

Concordo con Angelo Baiocchi (“I molti schermi: la Pubblica Amministrazione tra televisione, computer, telefonino e non solo”, in “Rete pubblica”, a cura di Federica Venier, ed. Guerra, 2007) nel considerare «l’unica motivazione valida perché un’istituzione pubblica diventi editore (…) nel fatto che trasmetta contenuti di servizio, diciamo contenuti di pubblica utilità che non sarebbe possibile affidare in maniera esaustiva ai media esistenti». Una regola che dovrebbe valere non solo per la Web Tv ma anche per la comunicazione su qualsiasi media utilizzando denaro pubblico, specialmente quando le notizie non presentano per i media quel richiamo che li porta a pubblicare anche senza un intervento diretto da parte della PA. Infine, occorre tener ben distinta la separatezza tra marketing istituzionale, doveroso e legittimo, e marketing politico, superfluo e auto valutativo dei politici gestori pro tempore dell’istituzione.

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