Dalla RUPAR all’SPC: come cambia la rete del Lazio

di Alessandra Poggiani

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Dalla Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione al Sistema Pubblico di Connettività, come cambia lo scenario della Regione Lazio impegnata nel progetto SIRCCLA

Il Sistema Pubblico di Connettività nel Lazio

Il SPC del Lazio e la RUPAR non sono sistemi equivalenti con estensione diversa, ma infrastrutture differenti pensate per offrire servizi differenti. Se la RUPAR era infatti un’infrastruttura di connettività il SPC offre tutta la gamma di servizi e di strumenti necessari a garantire fra l’altro i più moderni standard di sicurezza e realizzare la cooperazione applicativa e l’interoperabilità.

Il SPC è un’architettura di rete basata su tre livelli: Servizi di Connettività e Sicurezza, Interoperabilità evoluta, Cooperazione applicativa. I servizi di Connettività e Sicurezza supportano l’infrastruttura di comunicazione e rendono disponibili i servizi di connettività, di sicurezza e di fonia su IP. Sinteticamente si possono elencare le linee guida che una infrastruttura di rete che abbia a modello l’architettura SPC deve seguire.

1. L’interconnessione e la comunicazione tra le Amministrazioni e nell’ambito di una stessa Amministrazione, è realizzata attraverso una componente di connettività, che include servizi di trasporto, secondo il protocollo IP, per la trasmissione di dati, immagini e fonia, servizi di interoperabilità di base per lo scambio di informazioni e/o di documenti informatici tra le Pubbliche Amministrazioni. La condivisione a livello nazionale, da parte delle Amministrazioni interconnesse, di infrastrutture di connettività, garantisce omogeneità ed uniformità di prestazioni da parte dei fornitori, consentendo lo sviluppo del SPC secondo un disegno unitario.

2. I servizi e le infrastrutture di connettività di cui al punto precedente, costituiscono il presupposto per la realizzazione di servizi per l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra le Amministrazioni aderenti al SPC. Le Amministrazioni interconnesse, che devono interoperare o cooperare per automatizzare o integrare servizi di back-office, erogano, attraverso un elemento logico del proprio Sistema informativo (Porta di Dominio), i servizi applicativi che possono essere fruiti dalle altre Amministrazioni coinvolte nel processo di cooperazione. La cooperazione applicativa avviene attraverso lo scambio di “messaggi standardizzati XML” tra i servizi applicativi erogati attraverso le Porte di Dominio dalle Amministrazioni interessate registrati nelle infrastrutture condivise come Accordi di servizio.

3. Il funzionamento e la gestione dei servizi applicativi di cui al punto precedente, si basano sulla condivisione, da parte delle Amministrazioni cooperanti, di servizi infrastrutturali di interoperabilità, cooperazione ed accesso, consistenti in una componente di livello generale, condivisa a livello nazionale, alla quale, eventualmente, si raccordano più componenti secondarie, dislocate a livello locale. Detti servizi sono deputati ad erogare un insieme di funzioni che, secondo il paradigma delle architetture orientate ai servizi SOA (Service Oriented Architecture), sono necessari all’interazione tra erogatore/fruitore di servizi applicativi.