Il ricordo di Chernobyl con il pensiero al Giappone

di Barbara Weisz

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Ricorre oggi il 25esimo anniversario della tragedia nucleare in Ucraina, mentre il mondo è sotto choc per l'incubo della centrale di Fukushima

A Chernobyl morirono 31 persone: due operai per l’esplosione e operai e personale che intervenne per i soccorsi. Secondo le stime delle autorità ucraine, sono 5 milioni le persone che hanno subito le conseguenze del disastro, mentre secondo Greenpeace il numero varia da 100 e 400mila: l’associazione stima 270mila casi di cancro dovuti alla contaminazione, di cui 93mila mortali.

A 25 anni di distanza, non è ancora risolto il problema del sarcofago di cemento con cui fu rivestito il nocciolo fuso: una struttura provvisoria, che non è stata sostituita. Nel marzo scorso esperti di Greenpeace hanno effettuato delle rilevazioni nella zona ricontrandone la fragilità, e hanno segnalato la presenza di alimenti contaminati nella zona.

Quello che sta succedendo in questi giorni a Fukushima (dove il livello di pericolosità è stato alzato nelle scorse settimane a livello 7, lo stesso di Chernobyl), lo sottolineano in molti, è diverso. Innanzitutto, a Chernobyl scoppiò il reattore, in Giappone non c’è stata esplosione.

A Chernobyl l’incidente fu causato da un errore nel corso di un test di sicurezza, che innescò una reazione che non si riuscì a fermare. A Fukushima la centrale è stata danneggiata per cause esterne, il terremoto e lo tsunamidello scorso 11 marzo. Benchè ci siano state critiche sulla tempestività dei soccorsi, certo non si è creata una situazione paragonabile a quella creata dalle autorità sovietiche che nascondevano l’accaduto.

Ma il disastro giapponese ha comunque provocato in tutto il mondo un ripensamento sulle strategie relative all’energia nucleare, fra cui lo stop del governo italiano alle centrali.

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