La Mifid: una opportunità da tutelare

di Luca Gianella

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La profilatura Mifid è senza dubbio una delle maggiori novità per gli investitori negli ultimi tempi. Ma da strumento di maggiore trasparenza e tutela per il consumatore può divenire un'arma a doppio taglio

La Mifid (Markets in Financial Instruments Directive) è parte integrante del Piano di azione degli strumenti finanziari adottato dalla Commissione Europea nel 1999. Entrata in vigore dal primo Novembre 2007 in sostituzione della Direttiva n. 93/22/CEE, riguardo i “Servizi di investimento nel settore degli strumenti finanziari” (Investment Services Directive), la Mifid è stata ritenuta necessaria in una situazione di forte evoluzione del mercato finanziario europeo, in un periodo di crescita che ha visto aumentare il numero degli investitori che operano nei mercati finanziari e la gamma di servizi e strumenti messi a loro disposizione.

La Mifid ha introdotto diverse novità come, ad esempio, il principio della best execution, intesa come la volontà di garantire al cliente il raggiungimento del miglior risultato possibile all’interno delle diverse tipologie di strumenti finanziari. La disciplina ha portato con sé una serie di obblighi di trasparenza verso il pubblico e una nuova segmentazione della clientela divisa in controparti qualificate, clientela retail e clientela professionale.

Ora, quella che era nata come una disciplina volta a garantire una maggiore tutela del consumatore finale, si trasforma, il più delle volte, in un intricato labirinto nel quale il cliente viene guidato in maniera più o meno “forzata” verso l’uscita. Il questionario di profilatura Mifid ha aumentato il formalismo portando ad una netta catalogazione dei risparmiatori, identificati con profili di rischio differenti in base alla loro conoscenza ed esperienza dei diversi servizi e prodotti finanziari.

La rigidità della catalogazione è così forte che, se per caso un risparmiatore opta per un prodotto non in linea con il suo profilo di rischio, la procedura informatica rifiuta il processo e l’operazione non può concludersi. Ma al di là della positività dello strumento si celano dei rischi: spesso, infatti, il questionario non porta ad una corretta identificazione del profilo di rischio del cliente anche perché gli intermediari finanziari tendono a creare dei profili medi ai quali si possano accostare prodotti differenti, in base alle specifiche esigenze del momento.

Ancora, molte volte si ricorre alla creazione di profili forzati, cioè si fa il contrario di quello che una giusta interpretazione della Mifid vorrebbe; l’intermediario stabilisce in anticipo il prodotto da far sottoscrivere e, in base all’obiettivo, guida la compilazione del questionario del cliente. Capita quindi che al signor X venga propinata un’obbligazione, conseguente ad una dichiarata esperienza e conoscenza del titolo, quando invece l’obiettivo era la sottoscrizione di Bot.

Molte Banche si sono nascoste dietro una perfetta modulistica che, se sottoscritta dal cliente, lascia a quest’ultimo poche armi per difendersi da prodotti e servizi poco conosciuti. Molto probabilmente servirebbe un maggiore controllo dei questionari da parte della Consob, delle ispezioni che garantirebbero una maggiore attenzione sul fenomeno e che ridurrebbero molti contenziosi futuri.