L’autofinanziamento e lo sviluppo dell’impresa

di Rosanna Marchegiani

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Gli utili non distribuiti rappresentano una fonte duratura di autofinanziamento che può essere impiegata per la copertura delle esigenze finanziarie derivanti da nuovi investimenti evitando così il ricorso all'indebitamento o a nuovo capitale di rischio

Pietro Onida definisce l’autofinanziamento come «i finanziamenti che provengono, non dall’apporto di credito, nelle forme di conferimento di capitale proprio o di terzi, ma dalla gestione stessa dell’azienda, in virtù del conseguimento di utili netti d’esercizio e del loro mancato prelevamento».

L’autofinanziamento non è altro che la capacità dell’impresa di coprire in modo autonomo parte del proprio fabbisogno finanziario. Tradizionalmente esso viene distinto in autofinanziamento in senso stretto, ovvero utili conseguiti dall’impresa e non distribuiti e autofinanziamento in senso ampio, rappresentato dagli utili non distribuiti aumentati degli accantonamenti che non danno luogo ad uscite finanziare, primi tra tutti gli ammortamenti, ma anche accantonamenti a TFR trattenuti in azienda, a fondi spese e fondi rischi.

L’autofinanziamento può servire per far fronte alle esigenze finanziarie derivanti da nuovi investimenti. Va però precisato che solamente gli utili netti non distribuiti possono essere impiegati per finanziarie lo sviluppo dell’impresa essendo queste le sole risorse disponibili in modo stabile e duraturo. Invece, ammortamenti e altri accantonamenti, pur non producendo un’uscita finanziaria nell’immediato, determinano un’uscita nel medio e lungo termine.

Pietro Onida sostiene a tale proposito: «…l’autofinanziamento è risparmio e investimento e significa, a parità di altre condizioni, espansione degli investimenti».

Sempre lo stesso autore sottolinea come l’autofinanziamento permette all’impresa di abbassare il costo medio complessivo della provvista di capitale richiesta dalla gestione e di favorire lo sviluppo dell’impresa anche quando non è possibile ampliare il ricorso ai finanziamenti esterni.

È di estrema importanza, però, evitare un autofinanziamento illusorio. Nel caso in cui il capitale netto di bilancio sia stimato in modo ragionevole, l’autofinanziamento in senso stretto è pari alle riserve palesi di utili. Ma se il capitale netto risulta essere sovrastimato, per cui in bilancio appaiono riserve di utili in parte determinate esclusivamente dall’annacquamento del capitale, è chiaro che la misura dell’autofinanziamento non coincide con le riserve di utili esposte in bilancio. Fare affidamento su tale grandezza potrebbe comportare problemi finanziari nel futuro.

Ovviamente è importante stabilire in che misura il fabbisogno finanziario determinato dalla crescita dell’impresa possa essere coperto facendo ricorso all’autofinanziamento. La parte eventualmente non coperta da utili non distribuiti comporta un incremento del grado di indebitamento o la necessità di accedere a nuovo capitale di rischio.

Lo sviluppo di un’impresa può, infatti, trovare dei vincoli, in particolare proprio nel livello di autofinanziamento e nell’accessibilità dell’offerta di capitali.

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