Fondi comuni di investimento

di Rosanna Marchegiani

scritto il

Il fondo comune d'investimento rappresenta una forma d'investimento collettivo del risparmio: ogni sottoscrittore del fondo possiede una quota proporzionale alla somma pagata

I primi fondi comuni di investimento sono nati, alla fine dell’Ottocento, in Inghilterra e in Scozia, dove alcune società di investimento raccoglievano i fondi di piccoli risparmiatori per acquistare titoli opportunamente diversificati. In pratica, il fondo comune d’investimento è una sorta di comunione indivisa di beni nella quale ogni sottoscrittore possiede una o più quote.

Esistono varie tipologie di fondi comuni, ma essi possono essere raggruppati in due categorie principali:

  • i fondi aperti;
  • i fondi chiusi.

Si chiamano fondi aperti quei fondi il cui patrimonio è variabile in funzione di acquisti e vendite di strumenti finanziari realizzati dal gestore e in funzione della sottoscrizione di quote da parte dei risparmiatori o del rimborso delle stesse. Quest’ultima, infatti, è la principale caratteristica  di tali fondi: la possibilità, per i risparmiatori, in qualsiasi momento, di sottoscrivere nuove quote o di uscire dal fondo chiedendo il loro rimborso.

Questi fondi investono in strumenti finanziari quali le azioni, le obbligazioni, i warrant, ecc., nel rispetto dei limiti di investimento stabiliti dalla Banca d’Italia.

Per contro, i fondi chiusi sono caratterizzati da un capitale e da un numero di quote da sottoscrivere fissati che non variano nel tempo. Il rimborso delle quote ai risparmiatori avviene solamente a determinate scadenze. Eventuali rimborsi anticipati di quote o nuove emissioni delle stesse possono avvenire solamente alle condizioni fissate nel regolamento.

I fondi chiusi, a loro volta, si differenziano in fondi mobiliari ed immobiliari. I primi investono in strumenti finanziari non quotati, mentre i secondi investono in immobili.

Essi possono essere, poi, aperti al pubblico (fondi retail) o strumenti riservati a investitori qualificati. I fondi chiusi si adattano soprattutto ad investimenti di medio e lungo termine: proprio questa è la ragione per cui non è possibile ottenere in qualsiasi momento il rimborso delle quote sottoscritte.

Chi sottoscrive quote del fondo comune è tenuto al pagamento di una commissione che rappresenta il compenso spettante all’intermediario finanziario.

Questa commissione può essere dovuta al momento dell’acquisto ed essere detratta subito dal valore di riscatto delle quote (si parla allora di commissione d’ingresso) o può essere addebitata al momento dell’uscita dal fondo (in questo caso di parla di commissione d’uscita). Quest’ultima commissione ha anche lo scopo di evitare che venga richiesto, dal risparmiatore, il rimborso delle quote dopo un breve investimento.

Attualmente esistono anche dei fondi che non prevedono commissioni d’ingresso o di uscita, alcuni dei quali permettono di sottoscrivere quote anche senza l’intervento di intermediari.

Accanto a queste commissioni, ci sono poi quelle di gestione del fondo che rappresentano il compenso spettante al gestore del fondo per la sua attività e possono esserci anche delle commissioni di performance nel caso in cui il gestore riesca a superare alcuni obiettivi di rendimento stabiliti.

I Video di PMI

Google Analytics: attenzione alla Frequenza di Rimbalzo!