Privacy e sicurezza nei luoghi di lavoro

di Stefano Gorla

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Secondo il Garante risulta necessario trovare un punto d'incontro tra il bisogno di sicurezza e la paura di essere controllati dal proprio datore di lavoro

Il Garante, con il Provvedimento generale del 1 marzo 2007, ha raccomandato il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori per l’adozione di un disciplinare interno. Al datore di lavoro viene assegnato il compito di adottare ogni misura in grado di prevenire il rischio di utilizzi impropri di Internet, in modo che vengano ridotti all’indispensabile i controlli successivi sui lavoratori. In questo senso è necessario considerare queste utili indicazioni pratiche (http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1387978):

  • individuare preventivamente i siti correlati con la prestazione di lavoro;
  • utilizzare filtri per prevenire determinate operazioni, come l’accesso a siti compresi nelle black list o il download di file multimediali;
  • utilizzare indirizzi di posta elettronica a livello di ufficio al fine di rendere trasparente la natura non privatistica della corrispondenza;
  • prevedere, in caso di assenza di un lavoratore, messaggi di posta automatica con le coordinate dei colleghi a cui rivolgersi;
  • mettere in grado il dipendente di delegare un suo collega fiduciario alla verifica del contenuto delle mail a lui indirizzate in caso di assenza prolungata o imprevista e per improrogabili necessità dell’attività lavorativa.

Se le misure preventive non sono sufficienti ad impedire comportamenti anomali, il datore di lavoro può procedere gradualemente ad altri controlli con verifiche non dirette sul singolo lavoratore, ma a livello di ufficio per individuare l’area a cui attribuire comportamenti non conformi. Solo con il persistere delle anomalie sarà possibile procedere a controlli di tipo individuale.

L’argomento in questione è oggi di estrema attualità e si inquadra nell’ambito più generale della sicurezza, coinvolgendo non solo i rapporti aziendali ma l’intera società democratica chiamata a rispondere alla minaccia terroristica senza ricorrere a provvedimenti di emergenza che prevedano la sospesione dei diritti civili. Negli Usa, controllare i dipendenti con le ICT è consentito dal Patriot Act, un insieme di misure varate all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, che includono anche la possibilità di leggere tutte le email inviate dall’ufficio, ma anche le conversazioni private effettuate da casa.

La soluzione totalitaristica offerta dall’Ufficio di propaganda di Goebbels consisteva in questa regola: Se non hai nulla da nascondere, non hai niente da temere. Si tratta della codificazione della regola del sospetto che trova risposta in quanto affermato dal Prof.Stefano Rodotà nel 2001 durante il dibattito acceso dopo l’11 settembre:
«”L’uomo di vetro” è una metafora totalitaria, perché su di essa si basa poi la pretesa dello Stato di conoscere tutto,
anche gli aspetti più intimi della vita dei cittadini, trasformando automaticamente in “sospetto” chi chieda salvaguardia
della vita privata».

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