Creative Commons per i portali della PA

di Stefano Gorla

scritto il

Copyright, copyleft, fair use... il diritto d'autore sul Web è una questione quantomai spinosa. In attesa che il quadro normativo trovi una soluzione accettabile, è il caso di valutare soluzioni come i Creative Commons

Tuttavia se la produzione è originaria ma vogliamo che circoli liberamente senza copyright, riconoscendo in ogni caso il merito di chi ne è stato l’autore, abbiamo un formidabile strumento offerto dalla Rete stessa.

Si tratta delle licenze Creative Commons articolate in sei diversi tipi dei diritti d’autore per artisti, giornalisti, docenti, istituzioni e, in genere, creatori che intendono condividere le proprie opere secondo il modello “alcuni diritti riservati”. L’intenzione è quella di evitare i problemi che le attuali leggi sul copyright creano per la diffusione e la condivisione delle informazioni.

Come riportato sul sito: «il detentore dei diritti può non autorizzare a priori usi prevalentemente commerciali dell’opera (opzione NC, Non commerciale) o la creazione di opere derivate (ND, Non opere derivate); e se sono possibili opere derivate, può imporre l’obbligo di rilasciarle con la stessa licenza dell’opera originaria (Condividi allo stesso modo, acronimo: SA, da “Share-Alike”). Le combinazioni di queste scelte generano le sei licenze CC, disponibili anche in versione italiana».

Creative Commons è un’organizzazione non-profit nata solo 5 anni fa e le sue licenze sono utilizzabili liberamente e gratuitamente sulla Rete, senza alcuna necessità di contattare CC per permessi o registrazioni. Da un punto di vista strettamente giuridico le licenze Creative Commons sono state scritte facendo riferimento al modello legale americano, e pertanto potrebbero essere non azionabili.

Il progetto iCommons (International Commons) ha lo scopo di adattare l’aspetto legale delle Creative Commons alle legislazioni delle varie nazioni. Tra i 23 Paesi che all’ottobre 2005 hanno interfacciato il modello americano con il proprio ordinamento giuridico rientra anche l’Italia. I Social Network attraverso il Copyleft e i Creative Commons stanno cercando autonomamente un’alternativa al Copyright che i Parlamenti ancora esitano ad abbandonare.

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