Software riusabile nella PA: il portale del riuso

di Maria Elisabetta Mansullo

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Considerando il software di proprietà delle PPAA come "bene pubblico" si arriva alla possibilità di riutilizzare il software in diversi ambiti

Infine, è stato individuato il modello di riuso in ASP, il quale, a sua volta, può essere di due tipi: il riuso in ASP diretto e quello con service provider. Nel primo caso, l’applicazione informatica può essere erogata direttamente a cura dell’amministrazione cedente; nel secondo caso, invece, questo servizio può essere fornito da un soggetto terzo a seguito della cessione operata dall’amministrazione cedente (ASP con service provider). Questo modello risulta vantaggioso quando le funzionalità del software oggetto del riuso sono indipendenti dai processo peculiari gestiti all’interno delle singole amministrazioni riceventi. In questo caso, infatti, si rende possibile il servizio in tempi rapidi e i costi a carico delle amministrazioni si riducono a quelli relativi all’effettivo utilizzo del servizio. Dall’analisi di questi modelli, si può concludere che la scelta sul modello da adottare dipenderà dall’equilibrio tra economia di spesa e vincoli organizzativi di ciascuna amministrazione.

Nelle linee guida fornite dal Centro di Competenza per il riuso è stato anche individuato il metodo attraverso il quale si dovrebbe sviluppare un progetto di riuso. Esso prevede quattro fasi principali che sono nell’ordine: definizione delle esigenze dell’amministrazione; selezione delle applicazioni riusabili; verifica dell’adeguatezza della soluzione individuata; verifica della convenienza economia della soluzione di riuso. Infine, se tutte queste quattro fasi hanno esito positivo, si procede con lo studio di fattibilità e l’avvio della realizzazione del progetto di riuso.

Le esperienze di riuso realizzate finora, sia dal punto di vista dei numeri (si conta infatti che nel corso del 2006 le Amministrazioni Centrali che abbiano avviato istruttorie per valutare la riusabilità del software sono state 15, mentre sono state solo 12 le applicazioni catalogate come “trasferibili”) sia dal punto di vista dell’efficacia hanno deluso le aspettativa. Infatti, tranne i primi progetti, tra cui ricordiamo il più importante quello denominato SICOGE (Sistema di Contabilità Gestionale Finanziaria), sviluppato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e adottato da molti ministeri, negli ultimi anni non ci sono stati significati esempi di successo nel riuso del software da parte delle Amministrazioni Pubbliche.

Le ragioni di questo insuccesso sono essenzialmente due, una di ordine tecnico, l’altra di ordine culturale. La ragione di ordine tecnico riguarda la mancata sensibilità e disponibilità dei produttori di software a programmare le applicazioni secondo una logica modulare, tale da rendere più facile la portabilità e l’adattabilità. Questa mancanza da parte dei fornitori è riconducibile a ragioni di tipo economico: realizzare prodotti riutilizzabili significa accettare di ridurre, a lungo termine, la vendita di software “stand alone”, con conseguenze negative sulle proprie economie.

Vi è poi la ragione di ordine culturale. Sebbene le Amministrazioni Pubbliche si siano dichiarate disponibili a cedere software di loro proprietà e ad acquisire software di altre amministrazioni, è necessario anche che esse adottino un comportamento caratterizzato da una maggiore flessibilità a calibrare le proprie esigenze, cercando di ridimensionare le richieste di personalizzazione e valorizzando le componenti funzionali riusabili, e da una maggiore attitudine a cooperare con le altre amministrazioni.

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