RAEE: come smaltire rifiuti elettronici

di Andrea Bondi

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Con l'entrata in vigore nel 2008 del decreto 151, la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici non sarà più competenza esclusiva dei Comuni. Vediamo cosa cambia e con quali conseguenze

I consumatori, che fino ad oggi erano obbligati a portare i propri RAEE presso le eco-piazzole comunali, potranno così gratuitamente lasciare il rifiuto ai distributori, nel caso di nuovo acquisto. Per loro ci sarà un nuovo costo, che i produttori sceglieranno se inglobare nel prezzo finale o renderlo separato applicando la cosiddetta visible fee. La spesa per la gestione dei rifiuti verrà infatti girata ai consumatori, con importi che variano prevalentemente in base al peso. Il costo medio sarà di 3,5 centesimi di euro per kg. Ad esempio, un frigorifero comporterà un contributo di circa 13 €, un condizionatore di 4 €, un monitor di 3 €.

[Come trovare tutte le informazioni sul sito del Centro di Coordinamento RAEE]

L’economia dell’ecologia

Il grande vulnus di questo progetto è oggi rappresentato dagli spazi. I RAEE, infatti, saranno portati dai cittadini o dai distributori alle eco-piazzole e da lì prelevati periodicamente da sistemi collettivi o consorzi dei produttori che li trasferiranno presso i centri di trattamento. Mentre i centri di trattamento dei rifiuti, circa una decina, soddisfano le necessità anche grazie ad iniziative di imprenditori privati, le eco-piazzole sono arrivate solo al 40% della copertura necessaria, calcolata in un migliaio di aree, in media una ogni 8 Comuni. La situazione è caratterizzata da un ritardo del sud rispetto al nord ma, per arrivare all’obiettivo, ministero, Comuni e produttori si sono impegnati in un accordo per l’allestimento delle necessarie eco-piazzole, e recuperare il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi dell’UE nel giro di 2?3 anni.

Il riciclo ed il riuso dei RAEE non deve essere però visto esclusivamente come costo. Questi apparecchi sono infatti costituiti da materiali inquinanti ma in alcuni casi anche preziosi. Molte componenti sono realizzate in oro puro, che si può recuperare senza troppe difficoltà. Inoltre, il valore di queste Materie Prime Seconde cresce nel tempo e molte aziende hanno criticato il ritardo dell’Italia perché attendono con ansia di poter raggiungere volumi tali da poter generare profitto dal riciclaggio. Un esempio, guardando all’estero, è fornito dalla Matsuhita (che produce i prodotti da noi commercializzati come Panasonic) con il giapponese METEC (Matsushita Eco-Technology Center) che mira ad iniziare a generare utili nel giro di pochi anni (in Giappone una norma sul riciclo di apparecchi elettrici è in vigore dal 2001).

Una guida completa è disponibile presso sito del Registro AEE oppure tramite il numero verde 840 500 111. Per realizzare il progetto immaginato dall’Unione Europea tutti sono chiamati a recitare attivamente il proprio ruolo, per raggiungere o, ancora meglio, superare l’obiettivo delle 240 mila tonnellate di rifiuti pericolosi riciclati.

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Andrea Bondi è conduttore e giornalista presso Canale 11, emittente televisiva romagnola. Lavora come libero professionista nel campo dell’ICT e gestisce il blog www.andreabondi.it.

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