Spostamento sede: diritti dei lavoratori

Risposta di

Noemi Ricci

scritto il

chiede

Se il titolare di un’azienda cambia sede in un Comune diverso, il dipendente residente in quello originario può chiedere indennità, rimborsi chilometrici, buoni pasto o altri compensativi?

Noemi Ricci risponde

Nel caso in cui l’azienda decida di trasferire la sede in altro luogo, ad esempio per esigenze economiche, tra i diritti che spettano ai lavoratori c’è quello di rifiutarsi, ma solo a determinate condizioni, senza che questo costituisca una giusta causa di licenziamento. Tale diritto spetta se, con il cambiamento della sede di lavoro, la distanza dall’abitazione del dipendenti risulti più distante di quella originariamente indicata nel contratto di assunzione di almeno 50 km o 80 minuti mediante mezzi pubblici.

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In questi casi il lavoratore può decidere di rifiutarsi di andare nella nuova sede e si configura il licenziamento involontario che dà diritto ai trattamenti integrativi della retribuzione persa, come la NASPI, che spetta anche in casi di dimissioni per giusta causa: si configurano nel caso in cui lo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra avviene senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 codice civile (Cassazione, sentenza n. 1074/1999).

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Precisiamo che nella lettera di assunzione deve essere indicata esplicitamente una sola sede di lavoro, se vengono indicate genericamente più sedi di lavoro proprio non si ha diritto a questo genere di fattispecie di rifiuto.

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Per quanto riguarda eventuali rimborsi spese, nel caso in cui la filiale chiuda, o il trasferimento sia dovuto a motivi aziendali, il cambio di sede è giustificato e il lavoratore non ha diritto ad alcuna indennità, ma certamente può provare a concordare con il datore di lavoro il rimborso spese per raggiungere il nuovo luogo di lavoro. In alternativa è possibile contattare i sindacati.