Pensione sociale all’estero con i contributi INPS

Risposta di Barbara Weisz

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Giulia chiede:

Mia sorella ha 75 anni e vive all’estero da 42 anni (Colombia), vedova senza pensione reversibilità: potrebbe fare richiesta di una qualche forma pensionistica, anche sociale? Ha 11 anni di contributi versati INPS per lavoro svolto in Italia.

Purtroppo,  11 anni di contributi non sono sufficienti per un diritto a pensione di vecchiaia, e l’assegno sociale per i pensionati in stato di bisogno economico richiede la residenza in Italia.

Fra l’altro, i contributi silenti INPS (ossia quelli versati presso una sola gestione previdenziale ma da soli non bastano a far  maturare un diritto pensionistico) non sono in alcun modo valorizzabili, nel senso che se non riescono ad essere utilizzati per un diritto a pensione non vengono restituiti.

Nel vostro caso, non si possono neppure ricongiungerli con eventuali versamenti per attività lavorative svolte in Colombia, perché fra i due paesi non c’è accordo bilaterale che consente di utilizzare la cosiddetta totalizzazione internazionale. Si tratta di un istituto che permette di sommare i contributi versati in diversi paesi per conseguire il  requisito per la pensione, che però richiede uno specifico trattato bilaterale tra due diversi Paesi.

L’unica ipotesi percorribile potrebbe essere l’eventuale riscatto di contributi arretrati, per esempio per gli anni di studio universitario, mentre per gli anni che mancano si dovrebbero effettuare – previa autorizzazione – versamenti volontari (sua sorella può richiederlo, avendo versato il minimo richiesto, ossia cinque anni di contributi).

Ipotesi: se avesse una laurea quinquennale da riscattare, si arriverebbe a 16 anni, a cui sommare altri 4 anni di contributi volontari. In questo modo, a 79 anni potrebbe maturare i 20 anni di contributi necessari per la pensione di vecchiaia.

Risposta di Barbara Weisz

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