Ferie non godute tassate in busta paga

Risposta di

Michele Bolpagni

scritto il

Anna chiede

Io e miei colleghi abbiamo accumulato molti giorni di ferie, che ci siamo visti tassare in busta paga, con relativa decurtazione rispetto all’abituale netto. Non parliamo di imposizione fiscale su eventuale indennità sostitutiva per ferie non godute, ma di applicazione d’imposta sui giorni di ferie arretrate. È corretta questa procedura? Recupereremo quanto tassato una volta consumate tali ferie?

Michele Bolpagni risponde

La procedura è corretta, fatto salvo il conteggio dei contributi sulle ore di ferie non godute che non ho modo di verificare.

La normativa attualmente in vigore in materia di ferie (D.Lgs. 66/2003) prevede che ogni lavoratore goda di almeno 4 settimane di ferie per ogni anno di servizio. Di queste settimane, almeno 2 devono essere fatte nell’anno di maturazione mentre le restanti possono essere godute nei 18 mesi successivi al medesimo anno.

Per comprendere meglio faccio l’esempio che probabilmente riguarda la lettrice: delle settimane che si maturano nel 2018, almeno due sono da godere obbligatoriamente nell’anno e le restanti entro il 30 giugno 2020.

Queste 4 settimane, a differenza dei giorni ulteriori eventualmente previsti dalla contrattazione di riferimento, non possono essere monetizzate, se non nell’ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro.

A questo obbligo di Legge l’Inps ha fatto seguire l’obbligazione contributiva. Il significato pratico trasmesso dall’Istituto previdenziale è il seguente: il lavoratore dovrebbe aver esaurito le ferie dell’anno in corso come previsto dalla normativa e, se non lo ha fatto, deve quantomeno pagare i contributi.

Posso però tranquillizzare la lettrice sul fatto che, se ha subito maggiori trattenute per questa ragione, nel momento in cui godrà effettivamente del periodo feriale si vedrà restituire i contributi anticipati ottenendo così un netto in busta più alto del previsto (che compensa esattamente le maggiori trattenute precedentemente subite).