Cancellazione dalla Gestione Separata INPS: conviene?

Risposta di

Redazione PMI.it

scritto il

Rosaria chiede

Nel 2003  fui costretta ad iscrivermi alla gestione separata per lavorare a un Progetto Lingue della durata di circa sei mesi. Mi ritrovo ancora iscritta ma lavoro come insegnante a tempo indeterminato dal 2011. Cosa comporta per me? Conviene cancellarmi?

Redazione PMI.it risponde

Lei può comunicare alla gestione separata la volontà di annullare l’iscrizione ma mantenerla aperta non le costa nulla e non è in contrasto con l’altra sua posizione, attualmente quella principale, come lavoratrice dipendente. In ogni caso, anche i soli sei mesi già versati non andranno perduti nel calcolo della sua pensione, perché lei potrà sommarli utilizzando il cumulo gratuito dei contributi.

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Ad oggi, la sua posizione in gestione separata INPS resta silente ma attiva, perché non sono dovuti contributi minimali. A dover versare i contributi sono solo collaboratori, figure assimilate e liberi professionisti, con minimali e massimali di reddito calcolati ogni anno. Non è al momento in suo caso.

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Nel momento in cui dovesse eventualmente maturare nuove entrate che prevedano la contribuzione alla gestione separata, verserà i relativi contributi che andranno nello stesso montante di quelli già versati. Per gli assicurati presso altre previdenze obbligatorie l’aliquota 2021, per esempio, è pari al 24%. Ma solo nel caso lei dovesse produrre reddito riconducibile a questa ulteriore gestione previdenziale. Ad esempio svolgendo delle collaborazioni.

Ad ogni modo, la cancellazione non è un affatto un obbligo ma è comunque un suo diritto. In generale, l’iscrizione dei lavoratori autonomi occasionali alla Gestione Separata INPS  è invece obbligatoria solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno solare (riferiti alla totalità dei committenti).