Risparmio: Buoni postali per la pensione futura?

di Barbara Weisz

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I Buoni Fruttiferi Postali (BFP) costituiscono un investimento sicuro per i risparmiatori nel lungo periodo, ancor più quelli indicizzati all'inflazione: caratteristiche vantaggi e rendimenti a confronto.

Sono un classico investimento sicuro, che protegge il risparmiatore dalle turbolenze dello spread e dei mercati finanziari, ma bisogna fare attenzione ai rendimenti: parliamo dei Buoni Fruttiferi Postali (BFP), titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, garantiti dallo Stato Italiano e collocati in esclusiva da Poste Italiane.

Vero è che i rendimenti sono inferiori a quelli di strumenti con analoghe caratteristiche di affidabilità (conti correnti, conti deposito) e dunque sono forse più vicini ai titoli di stato (ma dipende dalle emissioni): il vantaggio è che ci sono anche quelli indicizzati all’inflazione, che dunque proteggono il capitale.

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Offrono interessi crescenti nel tempo e permettono di investire anche piccole somme (Bfp indicizzati all’inflazione italiana prevedono un minimo di 250 euro). Possono dunque essere un’alternativa da prendere in considerazione per chi ha un capitale da investire magari nel lungo periodo.
Come una sorta di pensione integrativa.

I vantaggi dei BFP

Analizziamo le caratteristiche dei Buoni Fruttiferi Postali, cercando di elencarne pregi e difetti in confronto ad altri strumenti finanziari quali fondi di investimento, fondi pensione, titoli, polizze, conti deposito, piano di risparmio.

Esattamente come per i titoli di stato (Bot, Btp e via dicendo) presentano come unico rischio l’insolvenza dello stato italiano. Dunque, si può affermare che presentano un alto grado di sicurezza.

Altro vantaggio: i costi di investimento sono molto contenuti e non prevedono commissione e spese. La ritenuta fiscale sul rendimento è la più bassa prevista fra quelle italiane relative agli investimenti, ovvero al 12,5%.

Un altro pregio è rappresentato dal fatto che c’è un’offerta molto variegata (con scadenze nel breve, medio e lungo termine), quindi adatta a diverse tipologie di investimento, e dall’estrema facilità e flessibilità dell’investimento.

Si può sempre disinvestire, in qualsiasi momento (e questa è ad esempio una differenza rispetto ai conti deposito a ad altri piani di risparmio, che spesso prevedono un periodo minimo in cui non si possono spostare i soldi).

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Certo, si rischia di erodere (poco) il capitale: dipende dalle varie tipologie di Bfp offerti, ma in genere almeno per i primi mesi (ad esempio, sei mesi per il Bfp a 18 mesi) non pagano interessi. Significa che se si vende prima si recupera solo il capitale inizialmente investito (senza rivalutazione).

I rendimenti

I rendimenti variano a seconda dei diversi prodotti offerti dalla Cdp.  La domanda di fondo è: guadagnare o proteggere il capitale? A seconda della risposta, si scelgono investimenti più o meno rischiosi e, conseguentemente, più o meno remunerativi. I BFP sono strumenti adatti a proteggere il capitale o mettere via un gruzzoletto per la pensione o i figli (ci sono proposte ad hoc per questa esigenza).

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  • Il BFP a 18 mesi ha attualmente un tasso netto dell’1,1% (1,25% lordo) alla scadenza e offre un rendimento a 12 mesi dello 0,88% netto.
  • Il BFP a due anni plus ha un rendimento netto  alla scadenza di 1,97%.
  • Il BFP 3×4 ha scadenza a 12 anni e riconosce interessi ogni tre anni, paga il 2,63% netto dopo i primi tre anni e arriva al 4,5% sui 12 anni.
  • Il ventennale è intorno al 2,5% (tasso nominale annuo lordo) dopo 5 anni, che sale al 3,5% dopo 10 anni, e arriva al 6% dopo 20 anni.
  • Il BFP indicizzato all’inflazione, rispetto al Btp Italia,  offre durata più lunga (10 anni) e capitale minimo inferiore (250 euro, contro i mille euro del Btp Italia).

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Il BFP garantisce comunque un tasso di rendimento effettivo a scadenza che supera di circa l’1% l’inflazione.

Va detto che ci sono sicuramente tipologie di investimento, a partire dai fondi o dai fondi pensione, che possono rendere molto di più: si tratta però di prodotti che dipendono sempre dall’andamento del mercato, e che quindi presentano rischi maggiori rispetto a titoli di stato o buoni postali. Essenziale, in questi casi, una corretta valutazione del rapporto performance/rischio, che va sempre fatta analizzando un periodo di tempo sufficientemente lungo.

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