Quanto ci costano gli azzardi del governo

di Redazione PMI.it

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Le potenziali conseguenze delle politiche fiscali del governo Conte, dall'impennata dello spread all'uscita forzata dall'euro, fino alla svalutazione di salari, pensioni e risparmi.

“Faremo la flat tax, se ne faranno una ragione”, ha affermato il ministro dell’interno Matteo Salvini. Non solo servono 30 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA e non solo non vi sono ancora chiare evidenze di come trovarli.

Ma a quanto pare siamo prossimi addirittura a finanziare nuove spese. Come? Le strade da seguire sono poche: aumentare drasticamente le tasse; diminuire drasticamente la spese; prendere altri soldi in prestito.

L’Italia è dunque ad un bivio. In alcuni casi, le scelte intraprese potrebbero rivelarsi senza ritorno. Ne abbiamo parlato con Fabio Sabatini, Professore Associato di Politica Economica presso la Sapienza Università di Roma, Fellow presso l’Institute of Labor Economics di Bonn e Chair dell’European PhD Programme in Socio-Economic and Statistical Studies.

Di seguito le sue riflessioni.

Le intenzioni del governo sono note, perché il responsabile economico della Lega ripete continuamente che i soldi ce li presteranno i mercati. Senza contraccolpi su rendimenti e spread, sostiene, perché nel frattempo, grazie alle capacità negoziali di Salvini, l’Europa ci concederà di buon grado di contravvenire a tutti i trattati e scardinare le istituzioni comunitarie.

È importante che i non addetti ai lavori – cittadini e imprese in primis – capiscano le potenziali conseguenze di questo scenario, futuribile solo fino a un certo punto.

  1. Il governo finanzia le promesse elettorali emettendo titoli del debito pubblico fino a copertura completa delle spese. Il deficit supera il 2,4%, poi il 3%, poi il 3,5% del PIL. Il debito si avvia su una traiettoria incontrollabile.
  2. Investitori e risparmiatori, cioè quelli che dovrebbero prestarci i soldi, sono sempre più intimoriti dai rischi di default e di “ridenominazione” in lire del debito. Così, per collocare i titoli, è necessario offrire rendimenti sempre più alti. I rendimenti sovrani si impennano e, con essi, lo spread.
  3. La spesa per interessi sale alimentando la spirale di aumento del debito. Senza interventi correttivi (che gli “economisti” della Lega dicono di non voler fare), arriviamo sull’orlo del default. La difficoltà di collocare i titoli di Stato mette a rischio la capacità della pubblica amministrazione di pagare dipendenti, pensionati e fornitori.  Con questo pretesto, si emettono grandi quantità di minibot.

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  4. A quel punto il governo, forte del successo della Lega alle elezioni europee, propone di cambiare le regole dell’unione monetaria. Da ora in poi dovrà essere l’Europa a finanziare le nostre spese in deficit, dice Salvini seguendo le indicazioni del suo consigliere economico: la BCE dovrà comprare i nostri titoli ogni volta che lo spread sale sopra un certo livello, diciamo 150 punti base, in modo da non costringerci ad aumentare troppo i rendimenti. E poi quei titoli dovrà cestinarli (si legga per esempio questa intervista dal titolo “Debt annihilation”). La solita ricetta miracolosa della “ricchezza gratis” insomma.
  5. Ai nostri partner la minaccia di Salvini suona più o meno così: “Datemi quello che mi pare altrimenti mi faccio saltare in aria in un bunker nel deserto”. La reazione europea è facile da prevedere. Grazie anche all’intransigenza dei sovranisti alleati di Salvini, non c’è alcuno sconto per l’Italia. Sono i prodromi del tanto agognato “incidente“: quella situazione in cui l’Italia non può più finanziarsi sui mercati e l’Europa non intende disintegrare le sue regole e le sue istituzioni per evitare il nostro suicidio (che strano).
  6. Dopo l’incidente, non rimane che finanziare le spese stampando moneta: lire. Usciamo dall’unione monetaria e il governo assoggetta la Banca d’Italia (come da disegno di legge depositato da Alberto Bagnai alla Commissione Finanze del Senato) con l’intento di obbligarla a stampare le lire che servono per acquistare i titoli del debito pubblico rimasti invenduti.
  7. Il debito viene ridenominato in lire. Di fatto è il default (tecnicamente è un default “parziale”). I nostri titoli sono declassati al livello “spazzatura” e nessuno vuole più acquistarli.
  8. Nel frattempo, bancomat e carte di credito smettono di funzionare e i conti correnti sono bloccati, per impedire fughe di capitali all’estero (come pianificato dallo stesso Bagnai nel suo libro “Il tramonto dell’euro”, al capitolo “La Fase 1: attaccheremo all’alba”).
    In questa fase al posto degli euro ormai fuori corso si potranno usare i minibot, messi in circolazione con il proposito esplicito di preparare l’uscita dall’unione monetaria.

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  9. La lira subisce una drastica svalutazione, che fa aumentare i prezzi di tutti i beni importati. La stampa delle grandi quantità di lire necessarie a finanziare la spesa in deficit fa diminuire ulteriormente il valore della moneta. Torna l’inflazione a due cifre.
  10. I tassi di interesse aumentano di pari passo. Il mercato azionario e quello immobiliare franano. I risparmi, bloccati in banca, perdono rapidamente di valore. I beni immobili, colpiti dal crollo della domanda, perdono anch’essi valore. Gli stipendi e le pensioni, pagate in lire logorate dalla svalutazione e dall’inflazione, valgono sempre meno.
  11. L’Europa intanto prende le sue contromisure. Si impongono dazi sui nostri prodotti per neutralizzare l’effetto della svalutazione della lira, vengono bloccati i movimenti di capitale e gli investimenti diretti sul nostro territorio. Gli Stati Uniti fanno altrettanto (la reazione stizzita di Trump all’annuncio di nuove misure espansive da parte di Draghi è un segnale della futura ostilità statunitense).
  12. Il governo è costretto a chiedere aiuto alla Russia e alla Cina, in una posizione di estrema debolezza. Ci viene elargita qualche elemosina per rifiatare, soprattutto nella forma di investimenti diretti sul nostro territorio, in cambio di sostanziose concessioni commerciali, diplomatiche e anche militari.

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  13. La propaganda fa facile presa su un “paese reale” sempre più stordito dall’aumento della povertà e dall’interruzione di qualsiasi investimento in istruzione e università. La maggioranza crede che l’Italia sia stata ridotta alla miseria da un complotto ordito da Soros e dall’Unione Europea. Si moltiplicano gli episodi di intolleranza e nascono nuovi capri espiatori per distrarre l’attenzione dalle responsabilità dei gialloverdi.

Lo scenario è meno improbabile di quanto possiate pensare. Tutto dipende dalla determinazione del governo a proseguire sulla rotta che ha tracciato, ed eventualmente dall’opposizione che troverà sulla sua strada.

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