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Finanziamenti agevolati e fondi UE: come uscire dal labirinto

di Redazione PMI.it

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I finanziamenti agevolati per uscire dalla crisi Covid non mancano, ma in Italia accedervi è tutt'altra cosa: scenari e soluzioni di accesso al credito.

Gli effetti economici derivanti dalle restrizioni per il contrasto della pandemia Covid-19 hanno inciso profondamente sul tessuto produttivo italiano, in tutti i settori e a tutti i livelli. Mai come in questo momento è necessario un’azione di supporto (non solo i bonus ed i ristori emergenziali) per garantire la ripartenza delle aziende, che può arrivare in buona parte dalla finanza agevolata. Non parliamo del Next Generation EU, che prevede per l’Italia 209 miliardi tra prestiti e fondi da spendere entro il 2026. La finanza agevolata non è solo questo, ma l’insieme di aiuti a disposizione per lo sviluppo delle aziende e si articola in diversi strumenti come:

  • sgravi fiscali, contributi a fondo perduto,
  • prestiti a tasso zero,
  • interventi nel capitale,
  • garanzia del credito.

Questi strumenti esistono da anni ed hanno aiutato molte aziende a nascere, crescere, diversificarsi e migliorarsi. I fondi sono messi a disposizione da vari enti erogatori: comuni, regioni, agenzie statali, Ministeri, UE ma anche Camere di commercio e fondazioni. L’accesso a questi fondi non è però sempre semplice ed immediato, spesso prevede una specializzazione del personale che non tutte le aziende hanno, soprattutto le più piccole. In Italia, storicamente, abbiamo un forte deficit nell’utilizzo di questi fondi, soprattutto quelli europei: considerando il bilancio europeo 2013 – 2020 siamo agli ultimi posti in Europa per risorse allocate e soldi spesi.

Eppure, in Italia abbiamo ampi margini di investimento per questi fondi agevolati, soprattutto nell’innovazione relativa alle PMI. Alcune imprese hanno compreso l’esigenza di utilizzare il Cloud per la gestione dei processi interni e per fornire servizi ai clienti, così da essere competitivi. Ma per investire servono i finanziamenti. Insomma, un circolo vizioso. Che nel post-Covid fa sentire ancor più i suoi dannosi effetti. Uno dei motivi dello storico ritardo italiano nella transizione al digitale (Cloud e non solo) è legato proprio alla difficoltà di accesso al credito e alla difficoltà di effettuare investimenti. Spesso, è proprio la complessità di gestione dell’iter di accesso ai bandi a scoraggiare le PMI, che non sanno come orientarsi.

Una soluzione è quella di rivolgersi a strutture di consulenza esterne che, sulla base delle indicazioni ricevute, offre supporto nella predisposizione del progetto che si vuole realizzare, nel monitoraggio dei bandi in uscita, nella selezione del finanziamento giusto, nella predisposizione della documentazione necessaria e nel supporto in tutte le fasi di accesso al credito. Anche questo è un investimento, inutile negarlo. Che però viene ripagato dalla liquidità ottenuta e che permette di compiere quel balzo innovativo che il più delle volte genera una fonte di “autoalimentazione” di nuovo business. In questo momento ci sono molti bandi di finanziamento aperti e molti altri sono prossimi all’apertura, questo significa che per le aziende che vogliono crescere e ripartire ci sono varie opportunità che sarebbe un peccato non cogliere.

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di Cristiano Montesi (per approfondimenti: [email protected])