Decreto Crescita: taglio ai Fondi Venture Capital

di Redazione PMI.it

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Startup: disappunto sulla norma del Decreto Crescita che riduce al 10% la quota di risorse pubbliche da investire nei Fondi di Venture Capital.

Il Decreto Crescita riduce gli investimenti pubblici nei Fondi di Venture Capital previsti dall’ultima Legge di Bilancio. In estrema sintesi, si riduce la quota di risorse da destinare ai fondi per il capitale di rischio.

La novità è prevista nell’ultimo periodo del comma 9-quater dell’articolo 29 del Dl 34/2019 (il decreto crescita), inserito nel corso del passaggio parlamentare della legge di conversione.

Nello specifico, si riduce al 10% (dal precedente 15%), la quota di entrate dello Stato derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve sotto forma di dividendi delle società partecipate dal ministero dell’Economia da destinare a Fondi per il Venture Capital.

=> Leggi o scarica il testo del Decreto Crescita

C’è però da dire che lo stesso decreto prevede un ampio capitolo dedicato all’innovazione, con altre norme che invece promuovo la digitalizzazione.

Il provvedimento non ha comunque incontrato i favori di tutte le associazioni di categoria. In particolare, Italia Start Up ha espresso disappunto. Angelo Coletta, Presidente dell’Associazione Italia, spiega:

trattandosi di un provvedimento ricorrente, taglia gli investimenti non solo nel presente esercizio ma anche in quelli futuri.

=> Dal Governo un Fondo investimenti per Startup

E in ogni caso, «è un segnale in controtendenza rispetto a quanto fatto dal Governo nei mesi scorsi in materia di innovazione e sviluppo della nuova impresa innovativa, leve essenziali per la ripresa della crescita complessiva del sistema economico e industriale italiano e obiettivo primario per restare competitivi sul mercato internazionale».

L’associazione auspica almeno che «il Fondo Nazionale Innovazione, annunciato a Torino lo scorso marzo, veda presto la luce e sia dotato delle giuste risorse per poter incidere sull’ecosistema startup italiano che, per quanto in evoluzione positiva, è ancora in grave ritardo rispetto ai paesi più evoluti».