Trasferte occasionali: regime contributivo

di Redazione PMI.it

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La sentenza della Cassazione che chiarisce quando non sono dovuti i contributi INPS ed INAIL sulle trasferte occasionali.

Con la Sentenza n. 17253/2018, la Corte di Cassazione ha stabilito l’esclusione dei contributi dovuti agli enti previdenziali ed assistenziali sulle trasferte occasionali dei prestatori di lavoro, anche se mancano i giustificativi nella contabilità. I giudici hanno chiarito che il fatto che le trasferte si siano davvero verificate può essere provato per testimoni, mentre spetta al prudente apprezzamento del Tribunale pronunciarsi sull’effettività dei viaggi.

Il caso

La sentenza aveva come oggetto del contendere i ruoli e le cartelle di pagamento relativi a crediti contributivi vantati dall’INPS e dall’INAIL, sulla base di un verbale ispettivo, sul presupposto che dovesse considerarsi inclusa nella retribuzione imponibile l’indennità di trasferta corrisposta a tutto il personale.

Nel caso esaminato, i giudici supremi hanno respinto i ricorsi presentati da INPS e INAIL, con i quali veniva avanzata pretesa di contribuzione sul 50% delle somme erogate in busta paga sotto la voce trasferta, nonostante le trasferte fossero davvero verificate e dimostrare mediante testimoni. La Cassazione chiarisce quindi che spetta al prudente apprezzamento del giudice di merito pronunciarsi sull’effettività dei viaggi.

Natura risarcitoria o retributiva

I giudici, nella sentenza, ricordano inoltre quanto affermato dalla costante giurisprudenza di legittimità, recentemente ribadita dalle Sezioni Unite (sentenza n. 27093/2017):

Il compenso (indennità) da corrispondere per la trasferta può avere carattere risarcitorio oppure retributivo, a seconda che:

  • a) riguardi le spese dal lavoratore sostenute per recarsi temporaneamente in un luogo diverso da quello in cui l’impresa svolge la sua attività, individuato da parte del datore di lavoro, come destinazione stabile e continuativa del lavoratore stesso per lo svolgimento della sua ordinaria prestazione lavorativa. In questo caso l’emolumento ha carattere risarcitorio, anche se non è da escludere, a priori, che possa esservi una (residuale) componente retributiva, onde spetta al giudice del merito stabilire, in relazione al contenuto delle specifiche pattuizioni contrattuali, quale parte di tale indennità abbia funzione risarcitoria e quale, invece, funzione retributiva;
  • b) si tratti, invece, del corrispettivo della peculiarità della abituale collaborazione richiesta al dipendente, consistente nell’obbligo di espletare la propria attività in luoghi sempre differenti, ipotesi in cui non è identificabile la connotazione tipica della “trasferta in senso proprio”, costituita dalla temporanea dislocazione del lavoratore in un luogo diverso dalla normale sede di lavoro. In questo secondo caso, l’emolumento diviene un elemento non occasionale e predeterminato della retribuzione (anche se di importo non strettamente costante), così da dovere essere ricompreso nella base di computo del TFR etc. (cfr. anche Cass. n. 18479 del 2014; Cass. n. 27826 del 2009; Cass. n. 3278 del 2004);