Reti NGN: scenario, applicazioni e prospettive di mercato

Reti NGN: scenario, applicazioni e prospettive di mercato

di Alessandra Gualtieri

giovedì 3 aprile 2008

Evoluzione delle tradizionali reti tlc per l'offerta integrata di servizi multimediali in condizioni di accesso multiple, le NGN si tradurranno presto in soluzioni a valore aggiunto, anche per le Pmi

È quando ci si attende anche in Italia. In realtà, qui da noi un esempio di NGN (Adsl2Plus fino a 20 Mbps) esiste già dal 2005 e nel corso del 2007 è arrivata a coprire circa il 50% della popolazione. Nel corso del 2008, le offerte double (voce ed internet) e triple play (voce, internet e tv) di Telecom Italia includeranno l'offerta voce in modalità TOIP (Telephony Over IP). Ma per un cambio di scenario radicale bisognerà attendere almeno il 2010, quando si concluderà il progetto di Telecom "La Rete di Nuova Generazione (NGN2)". Un programma da 6,5 miliardi di euro di investimenti complessivi, che consentirà di integrare in un'unica infrastruttura la NGN1 esistente con una nuova NGN2 basata su Gygabyte Ethernet e reti in fibra ottica passiva Gpon.

Già, perché considerata l'offerta convergente "all IP" garantita su rete Telecom per servizi non-voce anche multimediali, è ormai tempo di parlare di Next Generation Network fase II. Ossia, di rete di prossima generazione a larghissima banda.

In effetti, Telecom Italia si è subito schierata in prima linea con un intervento significativo sul core, il nucleo di trasporto delle reti, in vista di una doppia stratificazione funzionale (trasporto ottico più commutazione softswitch). Obiettivo, un'infrastruttura di rete di tipo NGN2 per l'offerta di soluzioni di video-comunicazione e trasmissione immagini in HD. Secondo il progetto di Telecom Italia, infatti, la nuova piattaforma di rete "all IP" a larghissima banda consentirà di trasportare tutti i servizi triple play, compresi quelli voce, che migreranno dalle piattaforme TDM (a commutazione di circuito) a quelle IP: è l'era delle "centrali informatiche".

Prima sarà necessario trasportare su IP l'intera dorsale, poi estendere la fibra ottica a livello di distribuzione locale. La copertura NGN2-VDsl2 prevista entro il 2016 è di 13 milioni di collegamenti, con i restanti 7 milioni coperti da AdslPlus. Nelle aree dove è previsto l'utilizzo della VDsl2, le tecnologie FTTB copriranno circa il 25% dei collegamenti, mentre le tecnologie FTTC il restante 75%. Gli armadi di distribuzione saranno serviti da coppie di fibre dedicate al servizio delle antenne radio. I relativi sistemi di codifica saranno scelti in base alle reali esigenze o possibilità, ha specificato Telecom Italia, secondo cui non è pensabile guerra di religione tra WiFi, HSPA, WiMax, UWB, dal momento che ciascuna tecnologia rappresenta uno strumento che può essere impiegato al meglio.

In sintesi, un'architettura unica con una rete di accesso che integra protocolli diversi. Una realtà incipiente la cui implementazione, tuttavia, prevede una roadmap di lungo corso: la copertura VDsl2 sarà del 2,2% entro fine 2008 e del 5,2% nel 2009, quando avrà inizio la dismissione delle vecchie linee voce e la copertura VDsl2 mirerà dall'anno successivo in poi ad una copertura del 65% della popolazione, con velocità di accesso dai 50 ai 100 Mbps. A partire dal 2010, tra l'altro, la copertura Adsl tradizionale sarà pressoché del 100% e quella Adsl2 Plus superiore al 70%. Sarà il trionfo del VoIP e, allo stesso tempo, la maggiore disponibilità di banda darà linfa nuova allo sviluppo del mobile web (Hsdpa e Hsupa). Un progetto ambizioso, articolato e complesso, i cui tempi effettivi dipenderanno anche da fattori esterni, tra cui in particolare le decisioni del Regolatore.

A questo proposito, in effetti, già nei mesi scorsi il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, aveva evidenziato nella relazione annuale 2007 al Parlamento come gli investimenti per portare nel Paese la larga banda in fibra ottica e colmare il digital divide non fossero sufficienti (milioni anziché miliardi di euro), ragion per cui era - ed è tutt'ora - necessario rielaborare la "scala degli investimenti" per le reti NGN e, evitando la creazione di posizioni dominanti, incentivare gli operatori a indirizzarsi in questo senso: «cardine della strategia, stabilire una remunerazione premiale degli investimenti di tutti gli operatori nelle reti di nuova generazione, cosicché il settore possa compiere un balzo avanti in termini di innovazione e concorrenza. Stiamo valutando la possibilità di favorire gli investment pools, ovverosia la possibilità che più operatori si associno per coordinare gli investimenti nelle reti NGN».


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