La “scadenza comune stabilita” è un accordo tra due imprese per regolare, in un’unica soluzione e ad una scadenza concordata, i rapporti di credito/debito derivanti da fatture o altri documenti contabili; il tasso di interesse, che viene stabilito tra le parti, è normalmente quello praticato dalle aziende di credito per la concessione di prestiti a breve termine.
Questa soluzione è praticata, generalmente, quando ci sono molti rapporti di affari tra due imprese e, ognuno di essi prevede l’introito o l’esborso di somme di denaro non eccessive (si pensi, ad esempio, ai rapporti di affari tra un grossista e un piccolo negozio di generi alimentari).
Facciamo un esempio per illustrare meglio il concetto finanziario che è alla base di questa pratica aziendale.
Supponiamo che l’impresa A debba pagare cinque fatture all’impresa B scadenti tra il mese di luglio e settembre; per evitare di fare cinque transazioni finanziarie (e quindi per evitare spese in commissioni bancarie o accessorie e sprechi di tempi per la contabilizzazione delle operazioni), le due imprese possono accordarsi stabilendo che l’impresa B paghi i suoi debiti in un’unica soluzione e ad una scadenza stabilita (ad esempio, il 20 di agosto); l’importo dovuto viene calcolato sommando il totale degli importi delle singole fatture al netto di uno sconto per le fatture la cui scadenza è successiva a quella stabilita e con l’aggiunta di interessi per le fatture scadute prima del 20 di agosto (lo sconto e gli interessi vengono calcolati applicando un tasso unico concordato tra le parti).
Il modello proposto in questo tutorial consente di determinare tale importo tenendo conto di tutte le variabili indicate: importi e data di scadenza delle singole fatture, scadenza comune stabilita, tasso di interesse concordato.