La normativa fiscale (in particolare, l’articolo 67 del T.U.I.R) stabilisce che le spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione che non sono state imputate ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono (ovvero, che non sono state patrimonializzate), sono deducibili nella misura del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili iscritti nel registro dei beni ammortizzabili a inizio anno; questo importo, comunemente chiamato plafond fisso, può subire delle variazioni in aumento o in diminuzione (cosiddetto plafond variabile) in ragione di eventuali acquisizioni o dismissioni di beni strumentali durante l’esercizio tenuto conto della “durata del possesso”; a fine esercizio contabile, se il valore complessivo delle spese di manutenzione e riparazione iscritte in bilancio eccede la quota di deducibilità, l’eccedenza può essere portata in deduzione, a quote costanti, nei cinque esercizi contabili successivi.
In questo tutorial viene proposto un modello per il calcolo delle spese di manutenzioni e riparazioni fiscalmente deducibili che “ricalca” quanto previsto della normativa fiscale; il modello è stato costruito considerando le seguenti ipotesi (peraltro riscontrabili nella quasi totalità delle imprese):
Il modello è composto da tre sezioni in ognuna delle quali devono essere immessi determinati valori.

Cominciamo ad analizzare la prima sezione. Nelle celle G3 e G4 vanno indicate la data di inizio e fine esercizio contabile (le date serviranno successivamente per la determinazione del plafond variabile).