Uno dei più comuni equivoci a proposito del software open source è la sua gratuità. Nonostante siano passati anni dall’introduzione di questa filosofia, e nonostante le precisazioni delle organizzazioni che la promuovono, l’errata equivalenza Open Source = Software gratuito persiste, talvolta anche tra gli addetti ai lavori.
Proviamo dunque a capire se la presunta gratuità del software con licenza Open Source – spesso considerata il principale vantaggio dell’adozione dei relativi software – è poi davvero l’aspetto più invitante di questo modello di distribuzione e analizziamo gli elementi di costo da tenere in considerazione nell’adozione di un software di un certo rilievo per l’attività di un’azienda.
Spesso si parla di quello open source come di un software che non prevede costi di licenza. Anche se nella maggior parte dei casi concreti è un’affermazione che risulta vera, in linea di principio non lo è: nessuna delle licenze riconosciute dalla Open Source Initiative impone la gratuità della licenza d’uso.
La concessione in licenza d’uso Open Source di un software può benissimo essere anche a pagamento, senza violare nessun principio della filosofia stessa. A tale proposito si sono chiaramente espressi sia la Free Software Foundation sia la Open Source Initiative, confermando quindi come in linea di principio sia falsa l’equivalenza Open Source = software gratuito.
Ma allora come mai la maggior parte del software open source è disponibile gratuitamente?
Si tratta in realtà di un effetto collaterale dei principi della filosofia Open Source. Una volta acquisito un software con tale licenza, infatti, l’utente ha il diritto non solo di utilizzare il software, ma anche di modificarlo e distribuirlo, entrando di fatto in concorrenza con gli autori originari del software.
In sostanza, i principi dell’Open Source mettono in moto un meccanismo di concorrenza per cui il costo iniziale dell’acquisizione della licenza può essere immediatamente abbattuto creando una comunità di utenti e sviluppatori dello specifico software.
Dipende dal software..
Facendo un esempio piuttosto banale, personalmente NON sceglierei mai IIS per il mio webserver piuttosto che Apache; pur non essendo dotato di alcun supporto, il secondo software è più conosciuto, migliore e più stabile. In sintesi fa risparmiare.
L’articolo è corretto nella sostanza ma ha una piega che si poteva evitare… il concetto generale (“l’open source non è così conveniente”), con cui si dà il titolo e che è il filo conduttore del discorso è eccessivamente pesante rispetto ai difetti effettivi e soprattutto alla luce dei possibili sviluppi che comporta l’open source. L’open source, se s’infiltra stabilmente nelle pmi le rende estremamente più potenti, competitive e incisive nelle politiche internazionali. Disincentivare volontariamente l’open source è un atto miope. Non so chi sia l’autore o se non altro la sua fonte ma l’articolo è paragonabile ad un comunicato stampa della microsoft
Mi accodo al pensiero espresso da Marco Poletto.
In sostanza e scritto quasi a discapito delle molte aziende che lavorano e seguono attivamente un cliente con costi bassi e più preformanti dell’assistenza di software proprietario.
Questo perché aziende come la mia riescono ad aggiornarsi ed ad assistere i proprio clienti nel quotidiano grazie alla miriade di sviluppatori che si impegnano a rilasciare documentazione volontaria.
Almeno i nostri clienti posso scegliere che tipo di assistenza pagare. Nel software proprietario si è obbligato a pagare la ditta che produce il software ai costi imposti.
Questa non è concorrenza ma secondo me monopolio.
Non credo ci siano dietro “sponsor”, ma l’articolo è sicuramente tendenzioso.
Come esposto dai due Marco precedenti – mi chiamo Marco anch’io… – esistono aziende che si avvalgono di prodotti open source che, a loro volta, rivendono modificati e con supporto.
Oppure costruiscono prodotti su “mattoni” open – come fa la mia soft house.
In ogni modo, dietro alla vendita c’è anche il supporto.
Dato che anche per installare un prodotto “di marca” sono richiesti skill, apprendimento e spesso consulenti ESTERNI, vorrei sapere la differenza dove sta?!
Che i consulenti “di marca” costano di più.
Quindi siamo ancora a vantaggio dell’opensource..
Mi sembra di capire che chi ha scritto l’articolo ha le idee molto confuse, non sa fare un distinguo fra software libero e software open source iniziamo col dire che sarebbe opportuno che si guardi:
Initial Announcement: http://www.gnu.org/gnu/initial-announcement.html e http://www.gnu.org
The Free Software Definition: http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.html
Categories of Free and Non-Free Software: http://www.gnu.org/philosophy/categories.html
The Open Source Definition: http://opensource.org/docs/osd
Free Software ed Open Source Software sono differenti fra loro
Il Free Software tutela la libertà dell’utente, l’Open Source invece mette a disposizione qualsiasi forma di software indipendentemente dai termini di licenza e ciò significa minare la libertà degli utenti vedasi: http://paolodelbene.pbworks.com/FrontPage
GNU GENERAL PUBLIC LICENSE Version 1, February 1989: http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/gpl-1.0.txt
GNU GENERAL PUBLIC LICENSE Version 2, June 1991: http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/gpl-2.0.txt
GNU GENERAL PUBLIC LICENSE Version 3, 29 June 2007: http://www.gnu.org/licenses/gpl-3.0.txt
GNU LESSER GENERAL PUBLIC LICENSE Version 2.1, February 1999:
http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/lgpl-2.1.txt
GNU LIBRARY GENERAL PUBLIC LICENSE Version 2, June 1991:
http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/library.txt
GNU Free Documentation License Version 1.1, March 2000:
http://www.gnu.org/licenses/fdl-1.1.txt
GNU Free Documentation License Version 1.2, November 2002:
http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/fdl-1.2.txt
GNU Free Documentation License Version 1.3, 3 November 2008:
http://www.gnu.org/licenses/fdl-1.3.txt
AFFERO GENERAL PUBLIC LICENSE Version 1, March 2002
http://www.affero.org/oagpl.html
AFFERO GENERAL PUBLIC LICENSE Version 2, November 2007
http://www.affero.org/agpl2.html
GNU AFFERO GENERAL PUBLIC LICENSE Version 3, 19 November 2007: http://www.gnu.org/licenses/agpl.txt
Software Licenses: http://www.gnu.org/licenses/license-list.html#SoftwareLicenses
GNU/linux Distributions 100% Free Software:
GNU/linux Blag: http://www.blagblagblag.org
GNU/linux Debian:http://www.debian.org
GNU/linux Dragora:http://www.dragora.org
GNU/linux gNewSense: http://www.gnewsense.org
GNU/linux Ututo: http://www.ututo.org/www
Freedom Fry Happy birthday to GNU”
http://stallman.org/fry/sf-large.ogv
http://www.gnu.org/fry/happy-birthday-to-gnu-english.srt
http://www.gnu.org/fry/happy-birthday-to-gnu-italian.srt
cosa pensano le multinazionali del software ed hardware riguardo alla GNU General Public License: http://www.gnu-linux.it/16/Ibm.html
saluti
Mi sembra un articolo costruito ad arte per minimizzare i vantaggi dell’OSS e massimizzare quelli del closed source. Porto solo 3 esempi ma il concetto si applica su tutto l’articolo.
— si parla della gratuità come di un effetto collaterale ma non si dice che tale ‘effetto’ è esteso al 99% del software libero. E’ una certezza, non un semplice effetto collaterale.Si dice poco o nulla del costo delle licenze multiple o per postazione a cui quasi tutti i software closed ci obbligano, mentre tali costi sono assenti nella controparte open.
— Tutti i progetti più diffusi open, Linux, Apache, Php, Python, openJDK, OpenOffice, firefox, Plone, MySql, Jboss… e praticamente tutti quelli che mi vengono in mente, hanno ottima documentazione, corsi di formazione gratuiti e a pagamento, supporto gratuito ottimo, ottimo supporto a pagamento. Le offerte intorno al software open spesso sono più ricche ed articolate proprio perchè il codice è libero ed aperto e quindi infrange il momopolio dell’assistenza portato invece dall’adozione del software closed source.
— Si parla di personalizzare il software? Qui proprio il confronto non regge, e le parole espresse sono frutto di estrema ignoranza in materia e parzialità. E’ talmente differente la cosa, che con il software open la stessa azienda che lo adotta può modificarlo ed adattarlo alle sue esigenze con tempi e costi irrisori. Differentemente per il closed, o non è possibile, o bisogna affidarsi a chi lo ha scritto e ai partner che hanno accordi di licenza per poterlo modificare, con costi e tempi incoparabilmente più alti.
In tutto questo discorso, mi pare di capire che non si sia BEN valutato proprio il fatto della disponibilita’ del codice sorgente. L’azienda dove lavoro, ha recentemente dovuto sborsare un bel po di soldini, perche’ chi ci forniva il gestionale, e’ andata a farsi benedire e per poter recuperare i dati abbiamo dovuto far salti mortali con il reverse engineering. Ci fosse stato il sorgente si risolveva in dieci minuti e non in tre mesi. Questo e’ il classico esempio di costi nascosti del software proprietario che NESSUNO e dico NESSUNO prospetta.
Senza far guerre di religione tra open o closed.
Io penso che la differenza sostanziale, consiste nella formazione del personale in caso di migrazione di piattaforma software ad open, e fino a qualche tempo fa spesso l’adozione di software open era frenata dalla scarsa usabilità dei software open source, visto che venivano scritti da programmatori che si curavano poco dell’interfaccia e della user experience.
Adesso le cose sono molto migliorate, ma ancora non siamo arrivati all’optimum, e cioè all’adozione nelle scuole dei software liberi, che consenta agli studenti di essere formati fin da giovano all’utilizzo di questi applicativi.
Sono dì accordo con le critiche di tutti ma per dare ulterire stimolo al dialogo mi permetto di valutare da un altra angolazione le critiche espresse verso i software Open. Mettiamo sulla bilancia il software a copyright (inteso come licenza d’ uso).
Prima pagina dell’ articolo praticamente dice che il software OpenSource potrebbe non esserlo ma lo è, quindi a me utente finale porta come conseguenza che lo è.
Bene pagina 2 :
i costi per una licenza in media sono il 10% di un progetto.
Intanot su 1000 sono 100 che facendo i conti della serva non sono male.
Poi ammesso e non concesso che sia cosi, quando comprate un programma di office automation da 300, vengono a installarvelo ? vi insegnano ad usarlo ? ve lo aggiornano senza costi aggiuntivi ? oppure quando comprate un sistema operativo ve lo installano vi collegano alla rete e vi fanno andare la stampante ? No quindi i costi di acquisizione, uso e manutenzione dei programmi ci sono sia nei programmi office che nei programmi a copyright.
Metodo di scelta > canale organizzato.
Testualmente “mentre quello proprietario prevede un canale organizzato di commercializzazione e informazione, nel mondo Open Source la maggior parte dei progetti viene portata avanti su base volontaria e senza vere operazioni di marketing, tranne che in pochissimi casi.”
Ma si rende conto di quello che stà dicendo ?
Significa che dovremmo spegnere il cervello e comprare solo da chi fà meglio il marcheting e non informarci leggendo ad esempio i feedback di centinaia di migliaia di persone che usano prodotti open ?
Supporto tecnico
Testuale
“L’altro elemento da tenere in considerazione è il supporto tecnico e la manutenzione del software. A differenza del software proprietario, tali servizi non sono sempre standardizzati e garantiti.”
Secondo voi se mando una mail per un bug su open office mi rispondono prima o dopo di un problema su una suite a copyright senza contratto di assistenza ?
Testuale
“Dal punto di vista aziendale, quindi, è opportuno acquisire competenze tecniche adeguate per intervenire nella risoluzione di problemi. Questo obiettivo può essere raggiunto con la formazione di personale tecnico interno o rivolgendosi a professionisti esterni.”
Mentre per il software a copyright non servono, infatti non esistono consulenti sul software ….
Testuale
“Non solo: se per un software proprietario è generalmente facile reperire corsi di formazione, documentazione e materiale didattico, per buona parte del software open source l’offerta può essere scarsa, inadeguata o inesistente.
Se si aggiunge anche l’eventuale mancanza di localizzazione sia del software che della relativa documentazione, lo scenario non appare molto incoraggiante.”
La invito a guardare OpenOffice, GIMP e le varie distribuzioni Linux, prima di affermare queste cose.
Buon lavoro.