Le Pmi 2.0 secondo IBM – 3

Strumenti e filosofia Web 2.0 possono rivoluzionare il modo di fare business di una Pmi. Andando oltre le definizioni, le idee e le parole, cerchiamo di capire meglio cosa può davvero alla realtà imprenditoriale italiana

Come si riesce a conciliare l’apertura partecipativa tipica del Web 2.0 con le esigenze protezionistiche delle imprese, come ad esempio la proprietà di processi, prodotti ed idee?


«Con veri strumenti Enterprise 2.0, integrati, flessibili, governabili, adattabili, controllabili, che garantiscano la proprietà delle informazioni e dei processi e che possano essere ampliati e integrati con strumenti e metodi di policy management e di governo, di organizzazione e controllo. Che una informazione si possa socializzare e condividere non significa che tutte le altre informazioni debbano seguire lo stesso percorso: questa è la chiave che differenzia il “Web 2.0″ e l’Enterprise 2.0 e dove IBM esprime tutto il suo valore».


Come si struttura, e come si strutturerà, l’offerta di IBM per soddisfare la “voglia di 2.0″ delle Pmi?



«Per i clienti che vogliono definire una soluzione di tipo 2.0, IBM propone il Business Value Assessment per analizzare le esigenze e disegnare soluzioni rapide e robuste nell’arco di qualche settimana; queste proposizioni si concretizzano con la potenza di erogazione di servizi dei System Integrators e dei Business Partner IBM, presenti su tutto il territorio italiano.
Per la parte di “social software” – ovvero comunicazione, collaborazione e innovazione – sono disponibili strumenti semplici che sommano alla facilità d’uso e alla richezza di servizi altre caratteristiche ancora più importanti: integrazione nativa tra tutte le componenti, integrazione nativa con la sicurezza, integrazione con la componente di ricerca integrata, modularità per il riassemblaggio del singolo servizio in altre applicazioni, possibilità di fornire il servizio su qualsiasi piattaforma, possibilità di personalizzazione su standard aperti.
Quickr per la gestione del gruppo, della collaborazione e dei suoi documenti, Connections per la gestione dei talenti, del network sociale e delle attività, Lotus Mashups per la composizione rapida di applicazioni situazionali, oppure il nuovo Notes 8 che consente ad un utente, oltre a mandare una mail, di fare business mashups integrando informazioni dai sistemi di backend mediante widgets direttamente sul client di posta.
E infine per la parte di software di portale, il Portale 2.0 IBM che consente di realizzare i portali di ruolo operativo in grado di fornire l’informazione giusta al momento giusto, comporre mashups e creare applicazioni composite di tipo 2.0, e grazie alla componente Portlet Factory integrare dati, applicazioni e processi con metodi SOA di front-end da una sterminata serie di risorse».


Avete già avuto esperienze legate al Web 2.0 con le Pmi italiane?


«Con queste soluzioni abbiamo già aiutato, insieme ai nostri Business Partner, decine di clienti di piccole e medie dimensioni a realizzare rapidamente soluzioni tecniche ma, sopratutto, a cambiare approccio nella modellazione e nell’assemblaggio di soluzioni rapide, sperimentando in modo pragmatico i benefici operativi dell’enterprise 2.0. Due casi per tutti:
Un cliente in area industriale gestiva disegni CAD con collaboratori italiani e indiani; per migliorare la qualità delle interazioni e ridurre il numero di ricicli dei disegni con errori, è stata implementato un portale con collaborazione documentale su Quickr supportata da Sametime per la chat, il voip e la collaborazione sincrona; in questo modo l’ingegnere italiano vede in tempo reale il disegno sulla componente CAD del collega indiano, ha un controllo remoto della postazione per poter fare eventuali modifiche in fase di validazione (e registra la sessione come contenuto formativo) ed è in grado di concludere la fase di disegno con una riduzione di cicli di bozze errate del 70%. Un cliente ha realizzato una migrazione da AS/400 a SAP ERP senza alcun intervento di gestione del cambiamento. Sin dall’inizio avevano implementato il portale IBM per integrare il processo produttivo direttamente da AS/400 sul front-end, ma una volta avvenuta la migrazione il portale è stato “ripuntato” verso il SAP ERP, reintegrando informazioni direttamente dal data layer in Single Sign On, con un impegno di circa 1-2 giorni per ogni portlet che integrava dari SAP. In questo modo il portale è stato riprogrammato sulla base della user experience e quindi deployato. Con il switch-off l’attività produttiva non si è fermata nemmeno un giorno. Come la SOA, l’Enterprise 2.0 è un altro passo avanti nel cammino di innovazione che IBM traccia ogni giorno da 80 anni, insieme alle piccole, medie e grandi aziende italiane».