Molto dice la lista di coloro che hanno comunicato formalmente al Ministero delle Comunicazioni di essere interessati al WiMax: sono 48 aziende. «Sta andando per il meglio: notiamo che c’è stato un grande riscontro», dice Maurizio Decina, presidente della FUB (Fondazione Ugo Bordoni, che collabora con il Ministero) e ordinario di reti e comunicazioni presso il Politecnico di Milano.
Nella lista ci sono tanti operatori grandi e piccoli, ma anche outsider, che vengono da settori diversi dalle telecomunicazioni: dalla televisione, soprattutto.
Per prima cosa, si notano i grandi assenti: Tiscali, 3 Italia e Vodafone. Per 3 Italia era quasi scontato, avendo puntato tutto sulla banda larga di rete mobile della famiglia Imt-2000 (Umts e simili). Sorprende un po’ di più la decisione di Vodafone: dice di non essere interessata al WiMax perché nel 2008 preferirà scommettere su un mix di offerte Adsl in unbundling (sfruttando e potenziando la rete di Tele2, appena acquisita) e Umts/Hsdpa, con velocità fino a 7,2/1,2 Mbps, ad oggi. Vodafone dice che intende portarla a 14 Mbps nei prossimi sviluppi. La sua idea è di offrire Internet Hsdpa, nelle case e negli uffici, nei comuni sotto i 30 mila abitanti, facendo così a meno delle capacità anti digital divide del WiMax. Nei comuni più popolosi arriverà con l’unbundling. Chissà se, in conseguenza di questo piano, arriveranno offerte mobili a forfait, Vodafone Casa e Vodafone Office, più ampie e generose rispetto alle attuali.
L’assenza di Tiscali è spiegata dall’amministratore delegato Mario Mariani come una mossa strategica e di prudenza. Il punto è che il WiMax italiano, essendo arrivato così in ritardo, soffre di una pecca: non ha un chiaro ritorno degli investimenti. Tiscali preferisce stare alla finestra e studiare gli sviluppi; comunque si lascia aperta una porta al WiMax, comunica l’operatore, tramite accordi già fatti con alcune aziende possibili aggiudicatrici di licenze. Accordi che consentirebbero a Tiscali di usare lo spettro WiMax nelle zone dove non ha la copertura Adsl: ne acquisterebbe l’uso sul mercato all’ingrosso da chi ha comprato la licenza dal Ministero.
«È probabile che ci sarà un giro di accordi anche tra altri operatori», dice Luca Berardi, analista di Idc. «Le licenze sono regionali o macroregionali, mentre gli operatori hanno buchi di copertura solo in alcuni comuni e province- continua. Si accorderanno quindi per ottimizzare l’uso delle frequenze». Un operatore come BT Italia- che pure è nella lista delle 48 aziende- non può essere interessato a usare il WiMax su un’intera regione o macro regione, tanto più che si rivolge al solo pubblico business. Userà il WiMax per complementare la propria copertura unbundling, laddove ci sono aziende non raggiunte dalla sua rete.