Come funziona una rete wireless: dalla modulazione agli standard. Prima parte: le modulazioni analogiche e digitali
Il presente articolo, di natura teorica, si prefigge di descrivere, nella massima semplicità e nel contempo completezza, la tecnologia fisica sottesa alle reti senza fili; crediamo ciò sia essenziale per qualunque amministratore di rete che intenda comprendere a fondo gli standard 802.11 e le differenze tra le varie implementazioni, nonché possedere nozioni basilari sulle telecomunicazioni.
A livello fisico, le onde elettromagnetiche che veicolano il segnale WiFi ricadono, in base alla loro frequenza, nelle onde radio (le radioonde hanno frequenze comprese, molto approssimativamente, tra le decine di Mhz e le centinaia di Ghz; quelle usate per le reti wireless lavorano nella banda dei GHz) e vengono irradiate nello spazio per mezzo di antenne o microantenne.
Le onde elettromagnetiche sono un fenomeno ondulatorio generato da perturbazioni di campo elettrico e magnetico; viaggiano nel vuoto alla velocità della luce, 300 mila Km/s, e vengono descritte dalle equazioni di Maxwell.
La modulazione
In ogni sistema di ricetrasmissione a radioonde, il segnale d'informazione viene modulato con un segnale opportuno per essere trasmesso a distanze sufficientemente grandi per lo scopo prefisso e per altre motivazioni che vedremo tra un attimo.
Modulare un segnale contenente un'informazione (segnale modulante) significa "inserire" questo segnale in un altro, detto portante, di modo che le caratteristiche del segnale portante vengano modificate "sulla base del" segnale modulante. Le motivazioni per le quali è necessario modulare un segnale sono riconducibili a tre problematiche fondamentali:
- Adattare il segnale al mezzo trasmissivo al fine di riuscire a trasmetterlo (per irradiare il segnale radiotelevisivo a grandi distanze servono, ad esempio, frequenze - e potenze - piuttosto "elevate"),
- Trasmettere contemporaneamente più segnali,
- Ridurre rumore ed interferenze.