Basta pubblicità dall’alto, basta aziende che “consigliano” i propri prodotti alla clientela. Niente più marketing dall’alto verso il basso. È giunto il momento di parlare con i propri clienti e con i possibili acquirenti, per capire quali sono i loro veri bisogni e desideri.
Dialogare con i consumatori: è questo il principio dietro il “Conversational Marketing”, nuova forma pubblicitaria che sta prendendo piede negli ultimi mesi fra gli esperti del settore. Permettere alle persone di scegliere quali pubblicità visionare e – contemporaneamente – imparare dalle loro scelte.
Il tutto sfruttando la rete e i sistemi di social network: «Stiamo entrando nell’era delle comunità, e molti sono interessati nel costruire un’esperienza partecipativa con gli utenti» ha dichiarato un’esperta di conversational marketing nel corso del Conversational Marketing Summit, che si sta tenendo in questi giorni negli Stati Uniti.
Un confronto allargato, che non si limita ai soli editori di pagine web ma si allarga anche ai loro utenti, e che però ha ancora bisogno di prendere una forma definita. «Una conversazione a tre vie, in cui i pubblicitari si uniscono ai lettori e agli autori on-line, alla ricerca di principi appropriati con i quali regolare queste colloqui commerciali», secondo la guida dell’evento.
Ma alcuni analisti non sono d’accordo, e bollano questo tipo di strategia come uno strumento gratuito per svolgere ricerche di mercato: quale posto migliore della Rete e dei social network, con i milioni e milioni di utenti che li frequentano?
Credo che sia venuto il momento di dialogare sul serio con i consumatori. E’ l’ora di abbattere le barriere che noi iprenditori abbiamo innalzato nel corso degli anni a scapito del consumatore. Abbiamo mai chiesto ai nostri clienti e potenziali cosa veramente hanno bisogno? Con le indagini di mercato? No, non funziona piu’. Alla fine non ricopriamo mai del tutto i loro bisogni. Lavoriamo per soddisfare in parte quello che secondo noi il mercato chiede per poi studiare nuove strategie per portare all’ingrasso il nostro conto in banca. No cari colleghi, la gente ha bisogno di essere ascoltata e una volta tanto soddisfiamo i loro bisogni, supportiamoli con la nostra esperienza, utilizziamo la nostra professionalita’ e mettiamola al loro servizio. Noi lo facciamo dall’inizio e i risultati sono stati eccellenti. Mai una telefonata arrabbiata da un nostro cliente insoddisfatto. Perche’ lo ascoltiamo attentamente e non per concludere una vendita vantaggiosa (solo per noi) ma per avere il piacere di raccontare e raccontarci, aiutare, supportare e migliorare il rapporto con chi sta chiedendo di dialogare. Ecco il futuro del mercato e…buona “Conversational Marketing” a tutti.
Maurizio Lombardo
Giusto, ed inoltre, pur essendo un piacere, è altamente remunerativo, ci sono molti pareri discordanti in proposito, soprattutto a causa della grande difficoltà di misurare esattamente i ritorni economici diretti del marketing dell’ascolto… ma esistono alcuni ragionamenti semplici che possono far riflettere: per esempio… così come analizzando costi e risultati, i messaggi veicolati in modo virale, di bocca in bocca, sono nettamente superiori, a qualsiasi mezzo precedente, perché non dovrebbe essere altrettanto per la diffusione del brand, o per altri obiettivi di marketing?