Nell’ambito del Marketing si è abituati a tutto: tra strategie e trucchi, tutto sembra lecito pur di catturare e l’attenzione del potenziale cliente. L’ultima frontiera consiste nel coinvolgimento dei giovanissimi, per trasmettere messaggi virali fra coetanei. Coinvolti dalle agenzie di pubblicità, diventano ambasciatori di marchi.
Se ad una Pmi si propone di ricorrere a testimonial in erba, è bene che approfondisca prima confini normativi e reali possibilità di successo, perché oggi clienti e pubblico sono molto sensibili alle campagne pubblicitarie eticamente poco corrette. L’effetto fnale può dunque essere controproducente se non addirittura dannoso per l’immagine aziendale.
È un dato di fatto che i giovani siano un target ad altissimo potenziale, soprattutto per il web marketing: connessi in Rete più a lungo degli adulti; capaci di accedere ad Internet da posti differenti; partecipativi ad una largo spettro di attività online; facilmente adattivi alle novità.
Le aziende hanno dunque iniziato a studiare e individuare i luoghi virtuali dove immettere messaggi pubblicitari sfruttando la naturale ricettività dei giovani. Il passaggio al Web 2.0, la nascita delle community e dei social network hanno accresciuto ulteriormente la quantità e tipologia di spazi da cui far nascere e crescere strategie commerciali e di marketing verso i minori.
Fino ad oggi, però, giovani e bambini erano solo un obiettivo della pubblicità, mentre il Kid Marketing li rende strumento operativo delle campagne promozionali. Questa “innovazione” introdotta nel mercato è un ulteriore passo a cui però si deve prestare attenzione.
Una agenzia pubblicitaria deve essere in grado di saper connettere le esigenze aziendali alle opportunità pubblicitarie, secondo un processo integrato. In tutte le forme di partnership i risultati sono superiori alla sommatoria delle singole parti. Ben vengano allora quelle Agenzie che fanno partecipare i propri collaboratori alle decisioni delle aziende clienti.