Fra le tante declinazioni del Marketing 2.0, in grado di migliorare e rendere pervasiva ed efficace la comunicazione verso i propri clienti e collaboratori commerciali, ne esiste ancheuna prettamente orientata all’utenza, dipendente dal contesto socio economico di mercato: il Societing (ossia Social Marketing), secondo cui l’attenzione non più rivolta al singolo consumatore ma ad una community di consumATTORI alla ricerca di prodotti evoluti e scelti sulla base dell’esperienza diretta.
Il Societing mette in atto una ottimizzazione degli interventi dell’azienda sul mercato, considerato un componente attivo della società e non più una realtà separata e chiusa.
Lo scomparso professor Giampaolo Fabris – che è stato professore ordinario di Sociologia dei Consumi all’Università San Raffaele, e di Strategia e Gestione della Marca, nonchè Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione nella Facoltà di Psicologia – è stato il padre di questa nuova teoria, sostenendo che i mercati sono divenuti “luoghi di conversazione” per i consumatori. In questo contesto, l’impresa è coinvolta anche in una forma di responsabilità sociale perché deve continuamente rendere conto del proprio operato in un ambiente che condivide con il consumatore e che va rispettato.
Una “rivoluzione copernicana” che pone al centro dell’attenzione non più l’impresa e suoi prodotti da pubblicizzare ma il cliente/consumatore con le proprie esigenze, finalità, progetti. L’impresa deve restare in ascolto, perché il consumatore è sempre più potente e ha molta più voce in capitolo che in passato.
Gli elementi socio-culturali, economici e tecnologici della società moderna impongono questa transizione che in sintesi è composta da 8 elementi cardine.
Si è passati da una epoca di certezze e sviluppo lineare ad una in cui regnano complessità, incertezza, dubbio sistematico e relativismo; la produzione non è più basata sulla cultura di fabbrica ma sulle nuove tecnologie e richiede flessibilità, delocalizzazione, cooperazione ma anche forte competizione e cruciale diventa la conoscenza come fattore produttivo.
La cultura d’impresa è sempre improntata al cambiamento e alla imprevedibilità; alla centralità della produzione si sostituisce la centralità del consumo: non è più importante il prodotto in se ma le marche che lo producono. Il consumatore quindi acquisisce potere, discrezionalità e forza contrattuale e quindi l’impresa è chiamata a gestire la relazione con il consumatore.
I consumatori si riuniscono in comunità e social network dove condividono gusti, scelte e pratiche di consumo, facendole diventare fattori aggreganti e determinando mode e trend globali; l’utilizzo delle nuove tecnologie rende il consumatore più conscio del proprio sapere e l’impresa deve sfruttarne le conoscenze instaurando un dialogo che lo rende partner e in qualche modo committente verso l’impresa.
Il marketing deve dunque basarsi oggi sul ruolo dei “consumATTORI” e considerare anche le “conseguenze sociali” dei propri prodotti e servizi messi in commercio, pure le nuove responsabilità sociali ed etiche della marca.
Che dire… sfondate una porta aperta. La risposta degli utenti è fondamentale per creare la fiducia nel mercato e la comunicazione unidirezionale è roba del passato, quando al posto dei consumATTORI c’era un target da colpire. I social network in questo senso sono il futuro per la comunicazione aziendale. Per la mia esperienza posso testimoniare che le aziende serie non hanno altro che da guadagnare dal societing, proprio perché da “venditori” diventano interlocutori efficaci. Se l’azienda non sa ascoltare perde l’occasione di fornire risposte adeguate.
grazie ludmilla, apprezzo molto il suo parere.
Alessia