Se ne parla tanto ultimamente e pare che non si possa vivere senza avere un blog. Politici, testate giornalistiche, associazioni e personaggi dello spettacolo stanno realizzando, o già lo hanno, un blog.
Perché la nostra azienda dovrebbe averne uno? Cerchiamo di capire quali siano le esigenze cui può rispondere questo strumento e i contesti di applicazione. Se vi riconoscete in uno di questi contesti, iniziate a pensarci.
Esistono aziende poco comunicative, che lavorano, vendono, assistono e per il resto è quasi come se non esistessero, ed altre che ogni giorno comunicano qualcosa a qualcuno.
Se la nostra azienda crede molto nella comunicazione, veicola continuamente comunicati stampa, è frequentemente presente ad eventi e manifestazioni, sponsorizza attività locali e gruppi sportivi, se è impegnata in progetti pubblici, avere un blog consente di raggiungere target che difficilmente si raggiungono coi soliti canali, a costo modesto (soprattutto in relazione ai costi delle usuale pubblicità).
I blog sono per lo più frequentati da visitatori a tema, quindi i numeri seppur più bassi sono importanti per il fatto che l’utenza è “in target”.
Un buon blog, che arrivi ad avere mille visitatori giornalieri (ed è possibile) rappresenta un canale aperto verso una buona platea, con tutto ciò che ne consegue.
Il blog, inoltre, consente di diffondere informazioni utili, programmi, eventi e nostre idee su ciò che facciamo. Il blog, in sostanza, può diventare la nostra rappresentazione online.
Se nel nostro settore sono già presenti altri blog e spesso vi si parla di noi, è arrivato il momento di avere un blog anche noi.
Avere un blog ci consente di dire la nostra, di prendere parte alle discussioni, di difendere il nostro operato ed in generale di presidiare il mercato.
Mettere un commento sui blog degli altri, se importantissimo, comunque non basta. Non avere un nostro canale diretto, significa essere in balia degli altri, senza poter opporre alcuna resistenza. Va considerato che tra i blogger le informazioni circolano velocemente e non possiamo pensare di lasciare ai visitatori solo la lettura di ciò che scrivono gli altri.
Non è un caso che proprio i politici si stiano attrezzando in tal senso.